Past Meetup

IL NUOVO GRUPPO "SANITA' E WELFARE" [by Vittorio Conte]

This Meetup is past

13 people went

Details

Il neologismo welfare è entrato nell'uso da una decina d'anni per indicar il comparto della protezione sociale, che costituisce il principale centro di spesa nazionale, pari a circa 469miliardi di euro nel 2011 [Istat Annuario statistico italiano dic.2012]. La predetta spesa rappresenta il 29,7% del Pil e il 55,7% della spesa pubblica corrente e ciò basta a far comprender l'enorme importanza del comparto e la necessità di migliorarne l'efficacia e l'efficienza. L'Istat divide questi 469 miliardi imputandone il 67% alla previdenza, 25% alla sanità, 8% all'assistenza. In effetti la spesa sanitaria si distingue in una parte pubblica, di circa 112 miliardi, pari al 7,1% del Pil e 1.842€ annui per abitante [popolazione 2011 inclusiva di vecchi e neonati), di gran lunga inferiore a quella di tutti i grandi paesi europei, eccetto Spagna, Portogallo, Grecia, Ungheria, Estonia e Polonia e in una parte privata, pari a oltre il triplo di quella pubblica, ossia 357 miliardi: 112+357=469. Tali valori e rapporti son tra i peggiori in Europa e infatti nei Paesi nordici, ma pure in Francia, la spesa sanitaria pro-capite oscilla dal doppio a una volta e mezza di quella in Italia e, di conseguenza, la spesa privata si riduce. In Italia siamo tra gli ultimi poiché spendiamo meno nella parte pubblica e male (non a caso la Corte dei Conti, nella relazione all'esercizio 2011 della sanità, ha esortato per l'ennesima volta a un attento monitoraggio degli oneri di gestione, che assicuri un'oculata amministrazione delle risorse). Inoltre la Corte ha evidenziato il trend opposto tra le entrate complessive (-9%) e le corrispondenti uscite (+23%): ciò significa che le spese crescono esponenzialmente mentre le entrate si riducono, commento che di certo sarà ignorato da tutti gli attori e comparse della sanità pubblica! Eppure con questi 1.842€ pro-capite non parrebbe difficile far funzionar i diversi servizi di sanità pubblica, dagli ospedali ai servizi territoriali d'assistenza, poiché con cifre di circa 1/4 le mutue private garantiscono numerose e qualificate prestazioni. Invece la sanità pubblica non solo presenta varie criticità, ma addirittura non si occupa di patologie particolari e gravi, come ad es. la terapia dell'alzheimer, lasciando gli sventurati e le loro famiglie del tutto abbandonati, cosa che non succede in altri Paesi europei. Purtroppo il Servizio sanitario nazionale non ha quasi nulla di nazionale salvo diffuse inefficienze, poiché, come emerge dalla relazione presentata di recente a Roma, l'Italia sanitaria è ancora divisa, tra incongruenze nel rapporto tra posti letto e medici, debiti verso i fornitori e spesa sanitaria troppo elevata. Sono documentate centinaia di morti sospette e migliaia di casi di malasanità ma i sanitari coinvolti son quasi sempre assolti! La citata relazione critica gli scarsi investimenti in cura delle malattie croniche. Secondo i dati Istat più recenti (2011) ben il 28,9% della popolazione -oltre 17 milioni di persone, quasi 1 italiano su 3- è affetto da una malattia cronica (diabete, ipertensione, osteoporosi, artrosi-artrite, malattie del cuore, malattie allergiche, disturbi nervosi). Ma, se lo sviluppo della medicina ha allungato la vita dei malati cronici, ciò tuttavia non si traduce in un miglioramento del loro stato di salute. Secondo l'Istat (2011) in Italia la speranza di vita è pari a 79,4 anni per i maschi e a 84,5 per le femmine; nel 2065 arriverà a 87,7 anni per gli uomini e 91,5 per le donne. A fronte di tale realtà, è preoccupante che, sebbene il Piano sanitario nazionale 2011-13 registri relativi cambiamenti della domanda di salute, la situazione attuale pare assai lontana, anche in prospettiva, dal garantir risposte adeguate: attualmente, infatti, le risorse destinate all'assistenza a lungo termine son inferiori all'1% del Pil, e nel 2030 non supereranno comunque l'1%. Ogni regione italiana gestisce il proprio servizio con quote capitarie assegnate dallo Stato e con organizzazione e gestione locali per cui accade che la sanità regionale presenta conti e deficit variegati, da quelli più disastrati del Lazio a quelli più virtuosi della Lombardia e, mentre gli Usa han scelto un sistema sanitario come quello previsto dalla nostra Costituzione, noi abbiamo imboccato la direzione opposta!
Vecchiaia e povertà
Come detto, la vita media in Italia s'è molto allungata negli ultimi anni e nel contesto internazionale l'Italia si conferma uno dei paesi più longevi: nel 2010, all'interno dell'Ue, la sola Svezia continua a mantener condizioni di sopravvivenza maschile (79,6 anni) di poco migliori. Purtroppo l'aumento delle aspettative di vita non è confortato dalle condizioni d'assistenza sanitaria e sociale e inoltre, secondo l'Istat, nel 2011 circa l'11,1% delle famiglie è relativamente povero (8.173.000 persone) e il 5,2% lo è in termini assoluti: 3.415.000. Si verifica pertanto l'assurdo di poter godere di una vita più lunga ma con livelli d'assistenza socio-sanitaria e disponibilità economica in continuo peggioramento, a causa di tagli continui. Da qui la necessità di cercar risposte adeguate a vecchiaia e povertà, non tanto con l'improponibile aumento delle risorse economiche, bensì con la ricerca continua del miglioramento dei livelli d'assistenza. Ad es., per gli anziani, le malattie croniche più diffuse come l'artrosi/artrite (16,7%), l'ipertensione (16,4%), le malattie allergiche (10,6%), l'osteoporosi (7,7%), la bronchite cronica e l'asma bronchiale (6,1%), il diabete (5,5%) e altre ancora non dispongono di risorse sufficienti. Eppure, secondo l'Istat, il 38,6% delle persone dichiara d'esserne affetto e la percentuale sale notevolmente, raggiungendo l'86,1% fra gli ultra75enni. La mancata risposta di cure sanitarie diviene poi causa e effetto d'ospedalizzazioni non programmate e quindi aggravi di spesa ben maggiori di quelle prevedibili con una corretta programmazione. La sanità privata, a aggravar il quadro esistente, opera solo in aree e settori ove siano realizzabili maggiori guadagni e quindi non è integrata socialmente nel sistema sanitario né è generalmente accessibile dai meno abbienti e dai più anziani.
La Riforma Sanitaria dopo 20 anni
La riforma sanitaria in Italia è iniziata nel '78 con l'istituzione del Ssn in sostituzione delle vecchie mutue; nel '92 furono introdotte le Asl-aziende al fine di ridurre i costi della sanità ma dopo circa 20 anni il risultato è un fallimento pressoché generalizzato. Peraltro la creazione d'aziende con direttori generali investiti dei più ampi poteri mal si adatta alla ricerca di soluzioni negoziate con tutte le parti sociali. In effetti l'unico tavolo per discuter coi Sindaci dei diversi Comuni, a cui si siede il direttore generale di una Asl (Conferenza dei Sindaci), non ha alcuna valenza programmatica ma può indicar solo linee generiche di programmazione e anche l'approvazione del bilancio da parte della Conferenza dei Sindaci è un atto politico, privo di valore concreto.

Cosa si può fare - Ipotesi di un numero rosso
Purtroppo sono inesistenti le attività che i cittadini possono fare per partecipar al miglioramento della situazione poiché le Asl prendono ordini direttamente dalle Regioni e interloquir in tale sede è difficile anche per un Consigliere regionale. La Conferenza dei Sindaci spesso si riduce a atto meramente formale, svuotato di ogni potere e capacità d'indirizzo. Gli strumenti residuali a disposizione dei cittadini sono la pressione politica a tutti i livelli e lo strumento giudiziario che, un po' a torto, in questi ultimi anni sta sostituendosi alle inerzie della politica, così come i referendum spesso si sostituiscono all'inerzia del Parlamento. La vecchia classe politica pensa soltanto a mantener il potere, rendendo difficili anche i contatti coi cittadini e è ormai tempo d'avviar un nuovo corso e la 1^cosa da fare è l'informazione. Oggi, nell'era telematica, è dimostrato che la conoscenza può dar forza ai cittadini, a tutte le latitudini, a partir da Tunisia, Egitto e Libia, dove son stati abbattuti regimi autocratici e retrogradi con la comunicazione e in particolare con internet. Nel nostro piccolo dobbiamo e possiamo informar i cittadini a assumer appropriate iniziative politiche per reclamar i loro diritti ma anche far conoscere e supportare gli strumenti giudiziari atti a render loro giustizia. In pratica possiamo attivar capillari canali informativi sul territorio, con una sorta di numero rosso (dopo i numeri di vari altri colori!) cui rivolgersi per informazioni e supporto, anche per lo strumento residuale giudiziario, particolarmente efficace a livello di class-action ma anche a servizio di singoli cittadini opportunamente consigliati e sostenuti. Le azioni possibili sono molteplici ma se ne cita solo una, a titolo d'esempio, ossia l'assistenza ai malati d'alzheimer. La sentenza di Cassazione 4558-22.3.12 ha deciso sul caso delle spese inerenti una malata d'alzheimer, stabilendo che tutti gli oneri sono a totale carico del Ssn, poiché il tipo di patologia non consente di distinguer tra spese per la cura e spese per l'assistenza, con una sentenza in apparenza rivoluzionaria ma del tutto logica e coerente che, oltre a aprir le porte a casi analoghi, dovrebbe indurre le Regioni a riorganizzarsi in materia per evitar di pagar poi anche spese legali e interessi. Si è aperto quindi un nuovo canale, da utilizzar in casi analoghi ma i cittadini spesso non han capacità e strumenti per proceder da soli; da qui la proposta d'attivar un Numero Rosso a Sanremo per la sanità e welfare al fine di raccoglier segnalazioni e partecipazioni dei cittadini, da cui partir per cercar soluzioni. La realizzazione pratica si basa sul volontariato e perciò a costo zero con 2 ipotesi possibili:
1) uno o più cellulari dedicati con adeguato programma di presenziamento e pubblicazione delle istanze e
programmi di soluzione su apposito sito web [b]www.numerorosso.org[/b];
2) rete telefonica Voip diffusa con lo stesso numero d'accesso da cui ogni volontario può rispondere (chi prima risponde esclude gli altri), senza impegnar il proprio telefono fisso (di casa o ufficio) facilmente realizzabile anche a partir da utenza mobile a cui associar un numero con prefisso locale, che consente a chi chiama di non dover pagar la chiamata a un cellulare. Ovviamente all'azione informativa, se richiesto, faranno seguito tutte le azioni successive di supporto, anche con gran rilevanza informativa, come ad es., per l'attività svolta per i defibrillatori.