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Meetup Amici di Beppe Grillo London, UK Message Board Archivio › Io, voi e la Mafia

Io, voi e la Mafia

A former member
Post #: 113
...come se la mafia fosse alla radice di qualsiasi problema della Sicilia.

Tutti i problemi della Sicilia sono riconducibili a Cosa Nostra: disoccupazione, corruzione, degrado ambientale, degrado culturale (anche se in tal senso si tratta di un'azione biunivoca, infatti le due cose si alimentano a vicenda), ecc... Semmai bisogna dire che c'e' qualcuno che ci marcia fuori dalla Sicilia e a cui conviene l'esistenza di Cosa Nostra.

La mafia, magari con un altro nome, esiste ovunque, in qualsiasi posto del mondo.

Non c'e' una organizzazione paragonabile a Cosa Nostra siciliana in nessuna parte del mondo. La stessa Cosa Nostra americana e' diversa per sistema di regole e di comportamento. Nemmeno la n'drangheta e' come la mafia siciliana. La camorra poi e' una cosa totalmente diversa. Le organizzazioni criminali straniere poi non sono lontanamente paragonabili anche se vengono chiamate mafia russa, mafia cinese, ecc... Cosa Nostra e' unica, anche se come la "Settimana Enigmistica" vanta moltissimi tentativi di imitazione. Sono d'accordo sul fatto che ovunque le mondo ci sono gruppi criminali pericolosissimi.........ma Cosa Nostra e' davvero unica a cominciare dalla struttura piramidale e verticistica (che era impossibile anche solo immaginare fino a qualche anno fa). C'e' un libro molto interessante in questo senso di una ricercatrice italianissima, ma che lavora in Germania. In esso vieve fatto uno studio parallello su Cosa Nostra e l'organizzazione che le assomiglia di piu', cioe' la n'drangheta. Il libro e' MAFIA BROTHERHOODS: ORGANIZED CRIME, ITALIAN STYLE, by Letizia Paoli. Oxford University Press, 2003.

... i problemi della Sicilia sono altri.

Se avessi detto "i problemi della Sicilia sono ANCHE altri" l'avrei capito, ma ora devi dirmi quali sono secondo te i problemi della Sicilia.

Tanti mafiosi sono spesso persone intraprendenti, che in un diverso humus culturale ed economico potrebbero probabilmente diventare cittadini provetti.

Questo puo' essere vero, ma devo sottolineare che sono intraprendenti in un contesto in cui se c'e' un concorrente lo uccidono e dove fanno gli imprenditori con i soldi pubblici o con i proventi di traffici illeciti. Inoltre nessuno li obbliga a distruggere la Sicilia per fare gli imprenditori (es. la diga di Garcia). Se fossero davvero delle persone intraprendenti e lungimiranti non avrebbero distrutto le ville liberty di Palermo che come dice Alexander Stille in qualsiasi Paese del mondo sarebbero state un'attrattiva turistica eccezionale.

Se prendi un figlio di una famiglia mafiosa e lo fai adottare agli Agnelli o ai Moratti, non e' che cresce mafioso.

Ma questo vale per qualunque criminale, anche per uno che nasce allo Zen e diventa scippatore. Se nasceva a Oslo avrebbe fatto un'altra cosa. In ogni caso nessuno dice che la mafiosita' e' una malattia genetica. Semmai e' una malattia sociale. Non tutti i mafiosi sono figli di mafiosi, quindi c'e' anche un'influenza sociale piu' generale dell'ambiente siciliano. Chiudo con una battuta: te lo immagini a Toto' Riina che parla con la "r" moscia e mette l'orologio sopra la camicia come Gianni Agnelli?biggrin

Che differenza c'e' tra studi di settore e pizzo?

Credo che non ci sia l'obbligo per i contribuenti a pagare le tasse secondo le indicazioni degli studi di settore. Sono d'accordo comunque che le forme estorsive sono molte e che alcune sono "legali". Ma questo non puo' mai giustificare il pizzo.

Dal punto di vista del piccolo artigiano o imprenditore, che differenza c'e' tra Stato e Mafia?

Bisogna arrivare ad una societa' in cui questa differenza ci sia.
A former member
Post #: 96

Che differenza c'e' tra studi di settore e pizzo?
Dal punto di vista del piccolo artigiano o imprenditore, che differenza c'e' tra Stato e Mafia?.

La stessa differenza che c'e' tra qualunque tassa e un sistema di estorsione basato sulla violenza, il ricatto, l'uccisione del soggetto che non paga o dei suoi familiari.
Di tasse e di quanto siano giuste o ingiuste si puo' discutere, di pizzo no. Si puo' votare, nonostante tutti i difetti del sistema democratico. Questa differenza la vede anche l'artigiano.
Inoltre le tasse servono per una serie di cose, tra cui l'assistenza sanitaria, che il pizzo non paga: e' la cattiva gestione che si fa dei soldi pubblici che eventualmente fa incazzare. Chi amministra male di solito sono delinquenti che vanno a braccetto con le organizzazioni mafiose.
Non vedo il punto della tua obiezione.

Ce n'e' tanta di gente, soprattutto a sinistra, che non fa' altro che parlare di antimafia, come se la mafia fosse alla radice di qualsiasi problema della Sicilia. E' una falsita' assoluta. La mafia, magari con un altro nome, esiste ovunque, in qualsiasi posto del mondo.

Diciamo che la differenza tra una regione normale e la Sicilia e' che in una regione normale c'e' il crimine, piu' o meno organizzato e pericoloso, la gente comune che ne e' vittima, le istituzioni che lo combattono (bene o male).
In Sicilia queste tre categorie non sono distinte: c'e' connivenza, complicita', omerta' e terrore.
In Francia esiste il crimine, Marsiglia non e' affatto un posto facile, ma non esiste la necessita' di urlare "la Francia siamo noi" per contrapporsi a un sistema mafioso di gestione sia dei malaffari che della cosa pubblica.

Come dicevo in altro post, i problemi della Sicilia sono altri. .
E sbagliavi.

Tanti mafiosi sono spesso persone intraprendenti, che in un diverso humus culturale ed economico potrebbero probabilmente diventare cittadini provetti.

Questa e' proprio una falsita': il materiale umano di cui si compongono le associazioni mafiose non e' di alta qualita', tutt'altro. E' proprio perche' incapace di farcela lealmente, che il Riina di turno diventa violento e fa carriera ammazzando. Molti sono analfabeti. E' sulla violenza e il terrore che si reggono le "capacita' imprenditoriali" dei mafiosi. Di capacita' personali non ce ne sono affatto. Tolte le pistole, non sono nessuno
La controprova e' che non tutti gli abitanti dello Zen sono mafiosi. Qualcuno, nonostante le condizioni di partenza, riesce comunque a vivere onestamente.

Chiaramente il fenomeno di come si diventa mafiosi e' complesso ed e' influenzato da molti fattori. Se da un lato conta l'estrazione sociale, le particolari condizioni di indigenza di certi quartieri, la mancanza di educazione e di opportunita', dall'altro in Sicilia la cultura dell'onore ha reso la mafia un fenomeno accettabile, perche' basata su dei "principi", che molti negli anni '30 e '50 ancora condividevano. Ora pero' siamo nel 2008... E' ora di svegliarsi.

Un fenomeno curioso avvenuto negli USA e' che in molti casi le famiglie mafiose, dopo essersi arricchite con attivita' illecite, hanno permesso ai propri figli di studiare e di avere una vita onesta. Terze e quarte generazione di famiglie in origine mafiose si erano trasformata in famiglie borghesi. Grazie a un contesto diverso e all'educazione.
A former member
Post #: 115
E' sulla violenza e il terrore che si reggono le "capacita' imprenditoriali" dei mafiosi.

Sono d'accordo. In fondo il mafioso e' un insicuro e un vigliacco.

Di capacita' personali non ce ne sono affatto.

Io penso che spesso i mafiosi hanno mostrato una genialita' imprenditoriale straordinaria organizzando traffici di droga, armi, ecc... di portata mondiale. Detto cio' pero' qualcuno che fa le operazioni piu' complicate di riciclaggio e di investimento dei loro soldi c'e', come provato dal processo a Giuseppe Lottusi.

Molti sono analfabeti.

Molti pero' sono quelli che hanno ricevuto un'educazione. Nell'operazione Gotha molti dei capimandamento arrestati erano laureati. I cugini Salvo non erano analfabeti. Dell'Utri malgrado non sia stato mai formalmente affiliato non e' analfabeta, tutt'al piu' e' quello che in termine giuridico viene definito come "cazzone matricolato".
A former member
Post #: 97
Io penso che spesso i mafiosi hanno mostrato una genialita' imprenditoriale straordinaria organizzando traffici di droga, armi, ecc... di portata mondiale. Detto cio' pero' qualcuno che fa le operazioni piu' complicate di riciclaggio e di investimento dei loro soldi c'e', come provato dal processo a Giuseppe Lottusi.

Mi spiace, ma i traffici di droga o armi non li definirei come "genialita' imprenditoriale". Ci vuole un certo livello di organizzazione, questo e' vero, ma si sa che con droga e armi ci sono di mezzo anche gli interessi degli stati produttori, che supportano i traffici illeciti (soprattutto per quanto riguarda la droga).

Molti pero' sono quelli che hanno ricevuto un'educazione. Nell'operazione Gotha molti dei capimandamento arrestati erano laureati. I cugini Salvo non erano analfabeti. Dell'Utri malgrado non sia stato mai formalmente affiliato non e' analfabeta, tutt'al piu' e' quello che in termine giuridico viene definito come "cazzone matricolato".

Infatti ho detto molti, non tutti.
Sono consapevole che la mafia si appoggia anche su persone mediamente capaci (laureati), ma diciamo che la mafia non nasce nelle universita'...
A former member
Post #: 99
Come dicevo in altro post, i problemi della Sicilia sono altri. .
Il traffico, per esempio...
A former member
Post #: 136
Ragazzi vi posto un articolo di Repubblica che descrive una questione gravissima e di cui nessuno sa nulla.

COSI' I BOSS SI LIBERANO DEL 41 BIS
di Salvo Palazzolo (la Repubblica, 6 luglio 2008)
E' vuota la cella al 41 bis di Giuseppe La Mattina, uno dei mafiosi che uccise il giudice Paolo Borsellino. Sono rimaste libere anche le celle di Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabrò, che si occuparono degli eccidi del 1993, fra Roma, Milano e Firenze. Nei raggi del carcere duro non ci sono più quattro capi storici della 'ndrangheta calabrese: Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell'omicidio Ligato. E neanche il boss della camorra Salvatore Luigi Graziano.
Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto, in gran silenzio, la loro battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di mezza Italia. E così, sono tornati detenuti comuni, nonostante le condanne all'ergastolo e i misteri che ancora custodiscono. Al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e alle Direzioni distrettuali antimafia non è rimasto che prendere atto della lista degli annullamenti del 41 bis, che ogni giorno di più si allunga. L'ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo Resuttana che in gioventù assassinò, fra tanti, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Ninni Cassarà.

Ecco la lista di chi non è più al carcere duro. C'è Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia palermitana dell'Acquasanta, condannato all'ergastolo. C'è Arcangelo Piromalli, da Gioia Tauro. E poi, Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del contrabbando, ma lui preferiva starsene in Montenegro. Nella lista del carcere duro bocciato figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2 rappresentanti della sacra corona unita pugliese. Per adesso è il 6,5 per cento del popolo del 41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma Rebibbia a Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L'Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio Emilia, Milano, Novara e Cuneo. Gli annullamenti del 41 bis portano la firma di molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la motivazione è sempre la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza".

Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia: "La modifica della legge sul carcere duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l'assegnazione, agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di prevenzione".
Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega che "il 41 bis non è più quell'isolamento pressoché assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento". La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: "Inchieste e processi in svariate parti d'Italia - prosegue Pignatone - l'hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l'esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali". Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis.
Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato. Anche il procuratore di Reggio Calabria auspica "un intervento chiarificatore del legislatore, per mettere ordine ai contrasti giurisprudenziali che si verificano tra i vari tribunali di sorveglianza".

Il record di annullamenti spetta al tribunale di Torino (10). Seguono Perugia (9), Roma (8), L'Aquila (5), Bologna (3), Napoli (2), Ancona (1).
Dice ancora il procuratore Pignatone: "La legge sul 41 bis è stata modificata nel 2002, in modo più rigoroso. Ma, evidentemente, sono necessari altri interventi". Lumia sollecita il ministro della Giustizia: "Presenterò un'interrogazione - annuncia - dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l'esterno. L'obiettivo di quel gotha resta l'allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei processi".
Ethel
Ethel
Tilehurst, GB
Post #: 246
Ciao Francescone!

Ho appena finito di leggere Il Ritorno del Principe (se non l'hai già letto te lo consiglio vivamente...) dove molto acutamente si osserva che per capire il grado di democrazia di uno stato bisogna guardare nelle sue carceri. Inutile dire che in questo momento ci stanno solo derelitti e poveracci e sicuramente non perché ai piani alti siano tutti santi, anzi...
Il fatto poi che non si riesca più a tenere in carcere come si dovrebbe mafiosi assai pericolosi la dice lunga sullo stato di agonia della nostra giustizia.
Stavo pensando di rinnovare la nostra solidarietà a gente come De Magistris, la Forleo e compagnia bella (magari facendogli gli auguri di Natale, che so), è importantissimo che persone come loro non vengano lasciate sole, che dite?

Un saluuut!
E
A former member
Post #: 137
Ciao Francescone!

Ho appena finito di leggere Il Ritorno del Principe (se non l'hai già letto te lo consiglio vivamente...) dove molto acutamente si osserva che per capire il grado di democrazia di uno stato bisogna guardare nelle sue carceri. Inutile dire che in questo momento ci stanno solo derelitti e poveracci e sicuramente non perché ai piani alti siano tutti santi, anzi...
Il fatto poi che non si riesca più a tenere in carcere come si dovrebbe mafiosi assai pericolosi la dice lunga sullo stato di agonia della nostra giustizia.
Stavo pensando di rinnovare la nostra solidarietà a gente come De Magistris, la Forleo e compagnia bella (magari facendogli gli auguri di Natale, che so), è importantissimo che persone come loro non vengano lasciate sole, che dite?

Un saluuut!
E

Conosco il Ritorno del Principe e invito tutti a leggerlo.
Stradaccordo a fare gli auguri a Forleo e De Magistris. Io per me li farei anche a tutto il gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori.

Fra
Martino M.
Philaretus
London, GB
Post #: 121
Anch'io sono d'accordo nel rinnovare la nostra solidarieta' a De Magistris, Forleo, e ad altri che hanno vissuto vicende simili.
A former member
Post #: 140
Ragazzi vi posto un breve articolo che credo vi puo' interessare.

Gratteri: "Stomaco, milza e pancreas per arginare le mafie"


31 ottobre 2008

Catanzaro. "Se si vuole arginare il fenomeno mafioso ci vogliono stomaco, milza e pancreas e bisogna cambiare il codice di procedura penale e l'ordinamento penitenziario, ovviamente nel rispetto della Costituzione". Lo ha detto il pm Nicola Gratteri, intervistato da Radio 24. "Una persona condannata per 416 bis - ha detto Gratteri - sta in carcere al netto 5 anni, questo sistema è ridicolo. Se si dimostra che Gratteri è il capomafia di un paese, gli si dà 30 anni, si riaprono le carceri di Gorgona, Pianosa e Favignana anziché fare l'indulto e lì si manda lì. Quando i giovani che hanno 12 e 13 anni, l'età in cui vengono 'battezzati' nella 'ndrangheta, non vedono tornare piu' i loro parenti, forse cominceranno a pensare che è meglio trovarsi un posto di lavoro". Nella trasmissione è intervenuto anche Raffaele Cantone, per anni magistrato in prima fila contro la camorra. "In alcune zone della Campania c'é un problema culturale - ha detto Cantone -: quando in una realtà il camorrista è rispettato più dell'operaio, quando il ragazzino che si atteggia da camorrista è rispettato da altri ragazzini, è difficile intervenire. Per questo la lotta alle mafie non si fa solo dal punto di vista militare. Se si agisce così, si tratta di idre. Gli si taglia una testa e ne crescono due". "Il rito abbreviato - continua Gratteri - che è stato fatto per deflazionare i processi, in realtà è una delle cose più sciocche che si siano potute creare nell'ambito della lotta alla criminalità organizzata". Lo ha dichiarato il pm antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, intervenuto nella trasmissione "Viva Voce" su Radio 24. Gratteri ha raccontato la sua esperienza di magistrato in prima linea contro la 'ndrangheta. ''Il sud - ha aggiunto - viene munto in periodo elettorale e poi chi fa promesse sparisce. Lo Stato, inteso come ministero della giustizia o degli Interni, si muove solo dopo che la criminalità organizzata è da tre quattro giorni sulle prime pagine dei giornali. Si dice che c'é il problema quando c'é il morto ammazzato per terra, mentre è esattamente il contrario. Le mafie ingrassano quando tutto sembra filare liscio. La gente così non crede più in noi, lo Stato, perché non siamo più credibili. Se un usurato denuncia un usuraio, seguirà una pena talmente ridicola e coi riti alternativi, come il rito abbreviato, l'usuraio starà in carcere un anno. Dove troviamo il commerciante che verrà a denunciare così? Non c'é un sistema giudiziario serio".

ANSA
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