Roberta M.
user 14140846
Bologna, BO
Post #: 285
C'è una bella associazione che è presente anche nel territorio Bolognese, che si chiama "Maschile plurale", da quello che so s'incontrano presso la Libreria delle Donne in Via San Felice 16/a, loro si occupano di molte tematiche difficili, del rapporto dell'uomo con la donna, tra i quali la violenza, magari potresti contattarli.
Non sei solo e per fortuna non sei l'unico, sono molto felice di vedere uomini che prendono così a cuore un qualcosa che non li tocca in prima persona, ma che hanno capito che coinvolge profondamente tutta la società.
Dai che ce la faremo a migliorare questa società :)
heheheh... dai non mi dire così che divento rossa :)
a presto Robbi
Lo Giacco Giorgio ...
user 9378406
Pizzo, VV
Post #: 190
Però, non esageriamo. Alla fine la coppia, si scoppia. Siamo nati per vivere assieme. I violenti vanno isolati. Ma le coccole fanno bene a tutti. Ciao. -
alberto
user 48385412
Bologna, BO
Post #: 81
Partendo da fatto che un violento è violento è resta tale, il problema, a mio avviso, è prima culturale poi "sanitario", mi spiego:
la violenza che viene fuori da chi si sente frustrato, e questo avviene in ogni persona, può essere gestita e canlizzata in diversi modi, il governo delle pulsioni è affidato alla razionalità che attaverso le consuetutdini sociali e culturali incanala quaste forze in modo da rendere giustificate e in qualche modo ammissibili le proprie azioni nel contesto sociale. Se in qualche modo si sottende che le donne sono subalterne, che sono proprità del maschio per una sorta di stato naturale delle cose, è abbastanza facile, che chi è violento e debole moralmente, trovi questa via spianata dal punto di vista dei limiti culturali che le comunità si danno.
Quindi a mio avviso bisogna impostare una doppia strategia una " psico sanitaria" per le cuse e il controllo della violenza, e una culturale, di lungo respiro, che cominci dall'educazione dei bambini in famiglia.
In questo ambito si formano e si apprendo i valori e si formano le coscenze dei futuri adulti e spesso anche le stesse donne, inconsapevolmente, perpetrano un modello sbagliato verso il quale le personalità deboli sia come vittima (le future Donne) che come carnefice ( i futuri Uomini violenti) approdano.
Dopo la famiglia c'è tutto un mondo di sottintesi linguistici, mediatici e di strumentalizzazioni della figura femminile, principalmente per fini commerciali, che certo non aiuta a "sganciarci" dal modello macista.
Quindi svilupare un senzo critico nei nostri bambini con la forza dell'esempio e prire le loro menti con cultura, cultura, cultura, può essere una vera azione preventiva verso la violenza sulle Donne e verso la discriminazione a cui le sottoponiamo.
Per correggere il modello sociale la politica, soprattutto delle nostre Elette, può fare molto, non solo dal punto di vista legislativo ma anche promuovendo tutto cio che scardina il cliché della donna oggetto, evitando però di inseguire il modello maschilista ma, semplicemente, affermandone uno nuovo, dove la competizione si trasforma in collaborazione e le strategie diventano patti chiari da rispettare.
Ecco un motivo in più per sostenere le nostre donne intelligenti, forse loro potranno aiutarci a dare risposte diverse, al di là delle categorie che generano interessi di parte e giustificazioni comportamentali retrograde.

Maurizio
Bartolini
Pianoro, BO
Post #: 451
Alberto,
tu ci nascondi qualcosa!
Hai troppo centrato il problema per non avere una base culturale adeguata.

Quando io e Roberta parliamo di trattamento ci riferiamo, di base, proprio ad un riallineamento della cultura del maschio a quella corretta, con un corso/percorso che gli faccia prendere atto che quella del macho, del prevaricatore, dell'uomo padre padrone è sbagliata. Che la violenza è sempre sbagliata e che, all'interno del rapporto, c'è un modo alternativo di rispondere alla donna.
Poi ci possono essere problematiche più gravi, disagi sociali, psicologici od anche pischiatrici, ma questi sono casi limite.
Ciò da cui bisogna partire è prendere atto che la risposta più adeguata alla violenza non è rendere più severa la pena ma fare si che la violenza venga stroncata sul nascere con una procedura snella, rapida, efficace ed umanamente accettabile ed un trattamento obbligatorio che non reprima ma modifichi definitivamente il comportamento del violento.
Maurizio
Bartolini
Pianoro, BO
Post #: 452
Robbi,
sei carinissima quando diventi rossa!

Tu dici: - … sono molto felice di vedere uomini che prendono così a cuore un qualcosa che non li tocca in prima persona … -.
Purtroppo non è così, Roberta, devo deluderti: non sono disinteressato come pensi.

La violenza mi ha colpito duramente in prima persona; ha colpito mia moglie per 12 anni fino a ché non è crollata. Dopo tutto si è fermato. Stalking criminale, organizzato tanto bene da essere difficile da dimostrare nonostante tutte le conseguenze che ci sono state.

Ciò che mi spinge in questa lotta è l'assurdità del fatto che non si dia risposta ad un problema così facilmente risolvibile come quello della violenza sulle donne nell'ambito delle relazioni.

Il mio caso è difficile da risolvere per le modalità di esecuzione, tanto subdole quanto fuori dal comune, e per l'organizzazione e la capacità corruttiva degli esecutori. Ma nei casi di violenza in ambito delle relazioni si conosce il colpevole ed è facile provare la sussistenza delle violenze.
Mi da rabbia il fatto che sia come se non si volesse dare soluzione a questo problema.

Sai cos'è che mi fa più soffrire? Io so cosa si prova a continuare a subire violenza senza avere risposta alle richieste di aiuto inoltrate all'unica autorità che tale aiuto può dartelo.
Quando dopo l'ennesima donna ammazzata sento che aveva già inoltrato diverse denunce, ecco, mi sale una rabbia incontenibile e mi dico che non è possibile che si continui così!
Roberta M.
user 14140846
Bologna, BO
Post #: 288
Quando si combatte una battaglia non si fa mai disinteressatamente... ma bisogna vedere quali siano gli interessi che muovono le persona a combattere... sento molti che dicono di essere entrati nel Movimento per dare un futuro migliore ai loro figli... anche questo è interesse ma è dei migliori, perchè non include pochi ma aiuta tutti... indi per cui i meriti son meriti... soprattutto con tali interessi :)
Hai ragione Alberto a dire che bisogna fare qualcosa culturalmente... ed il progetto che sto seguendo và in questa direzione... un passo alla volta... per quanto si abbia ragione, non si può fare tutto e subito, come in tutte le cose se si vuole farle per bene.. :)
Direi che la cosa più importante, quella di non prendere la cosa alla leggera, la si sta già facendo.. eppoi sta a noi organizzare progetti ed iniziative che possano rafforzare una tendenza, che con mio piacere vedo si sta concretizzando...
Grazie ragazzi :)
Roberta M.
user 14140846
Bologna, BO
Post #: 289
Consiglio la lettura di questa ricerca


"Uomini abusanti Prime esperienze di riflessione e intervento in Italia"


svolta da LeNove S.r.l. Studi e ricerche sociali

Riporto un piccolo stralcio

La ragioni di una ricerca

“La violenza maschile contro le donne costituisce, in tutti i paesi del mondo, sia pure in forme e proporzioni differenti, un problema grave e diffuso. Essa rappresenta una sorta di indicatore del permanere di una condizione storicamente ineguale, di svantaggio dei rapporti tra uomini e donne; condizione che ha portato ad una ineguale realizzazione dei diritti, a forme di discriminazione ed a ostacoli nel conseguimento dell’uguaglianza di genere”.
E’ in questa frase introduttiva del Progetto il filo conduttore che ha guidato lo studio sulle esperienze nazionali e internazionali oggi in atto nei confronti degli autori di violenze contro le donne. L’obiettivo era di ricostruire un segmento della lotta alla violenza di genere ancora poco conosciuto, soprattutto scarsamente messo in pratica nel nostro Paese. Non si trattava tuttavia di cambiare lo sguardo rispetto a studi e pratiche adottate da molte e molti, anche da noi nell’ultimo decennio,1 bensì di allargarlo per ricostruire in termini di analisi e di mappatura degli interventi quel complesso sistema che è - o dovrebbe essere - la lotta alla violenza di genere, intesa come parte dell’affermazione e salvaguardi dei diritti di cittadinanza di donne (e uomini).
E’ acquisizione sempre più diffusa che la violenza di genere non può essere rubricata semplicemente come un “problema delle donne”. Né si può ridurre in maniera semplificata il fenomeno alla coppia oppositiva donne vittime/uomini devianti. Essa richiama una serie di questioni che afferiscono alla sfera privata e pubblica tra cui ineluttabilmente la questione maschile, in primis in termini di responsabilità. Non certo quella di difendere le donne, quanto piuttosto di guardare a se stessi, dentro se stessi, partendo dal presupposto che si tratta di una vicenda, tragica, che data la portata e generalità del fenomeno li concerne, anche come singoli individui appartenenti al genere maschile nella sua universalità.
La ricerca, quindi, assumendo la prospettiva gender oriented ha inteso puntare lo sguardo sulla variabile maschile all’interno del fenomeno della violenza che si esercita a partire dalle relazioni di intimità, senza perdere di vista la centralità femminile dell’intera tematica. D’altro canto lo stesso autore è di norma persona che vive e agisce in uno stato di disagio e sofferenza, non di rado a sua volta vittima di passate violenze. Una condizione, quella che concerne gli autori della violenza contro le donne, che deve essere affrontata con urgenza poiché se da un lato il permanere della figura di un abusante costituisce una costante minaccia, nei fatti, per le vittime e quindi un ostacolo per uscire definitivamente da una condizione di violenza, dall’altro lasciare immutato uno stato di disagio e di sofferenza, che si manifesta in comportamenti violenti, diviene una minaccia al benessere non solo di singole/i e dei nuclei familiari ma dell’intera società.
D’altro canto la necessità di guardare alla violenza di genere in tutte le sue articolazioni, comprendendo il complesso nodo degli autori, è l’ottica fatta propria anche da diversi organismi internazionali. Un tema preso in carico esplicitamente dal Consiglio d’Europa (Raccomandazione Rec (2002) 5 Comitato dei Ministri agli stati membri per la protezione delle donne contro la violenza, par. 50-53) là dove si sollecitano gli Stati membri ad attuare “Programmi di intervento” volti ad aiutare gli autori della violenza per diventare consapevoli delle loro azioni ed assumerne la responsabilità. A questo proposito la Raccomandazione invita alla costituzione di Centri specializzati nel trattamento di uomini violenti, gestiti da ONG con il sostegno delle istituzioni, che operino in maniera sinergica e coordinata con gli interventi volti alla tutela e la protezione delle donne.
Lo stesso Parlamento Europeo il 5 aprile 2011 approva una Risoluzione sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'Unione Europea in materia di lotta alla violenza contro le donne (2010/2209(INI) in cui “ribadisce la necessità di lavorare tanto con le vittime quanto con gli aggressori, al fine di responsabilizzare maggiormente questi ultimi ed aiutare a modificare stereotipi e credenze radicate nella società che aiutano a perpetuare le condizioni che generano questo tipo di violenza e l'accettazione della stessa”"

Roberta M.
user 14140846
Bologna, BO
Post #: 290


Maurizio
Bartolini
Pianoro, BO
Post #: 472
Fortunatamente, oltre ai danni alla nostra economia, l'Europa ci porta anche un po' di quella civiltà più evoluta che è presente in altri Paesi quando da noi tende addirittura a regredire.
berardi o.
user 44695852
Bologna, BO
Post #: 67
Mi sembra che sia l'ora di agire e non solo di parlare.
Tutti i giorni si continua ad uccidere e a ledere la dignità altrui.
I nostri parlamentari devono presentare nel più breve periodo un disegno di legge.
I cittadini l'aspettano e le Donne ............. le Donne gridano Vendetta per il rispetto della propria autonomia.
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