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A former member
Post #: 624
secondo quanto raccontatomi da un'amica insegnante precaria delle superiori, diversamente dagli altri anni quest'anno ancora non si è proceduto alle assegnazioni delle supplenze e delle cattedre vacanti.
hanno pensato bene, almeno a bologna, di farle tra l'1 e il 3 settembre, giusto in piena concomitanza con gli esami di riparazione, tanto che la mia amica è stata costretta a disdire la sua partecipazioni agli esami e come lei tanti altri insegnanti. le comunicazioni con le date degli esami sono già state date ai genitori, quindi a questo punto che faranno? sposteranno gli esami, con ulteriori spese e disagi per tutti, o che?
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Post #: 627
Per asili e scuole materne supplenze fino al 20 dicembre
"Il Comune ci garantisce che poi partirà un nuovo contratto fino al 30 giugno", spiegano le Rdb, "ma se poi i soldi non ci sono?"

Contratto garantito fino al 20 dicembre. Poi, dopo le vacanze di Natale, potrebbe esserci un nuovo incarico fino al 30 giugno, ma solo se ci saranno le risorse economiche. Niente più incarichi annuali per i supplenti delle scuole materne e dei nidi, come riferiscono le Rdb che stanno seguendo l'assegnazione delle supplenze nelle stanze della nuova sede comunale di piazza Liber Paradisus.

"Il Comune - spiega la sindacalista Vilma Fabbiani - sta facendo contratti fino al 20 dicembre dicendo che per la prima volta succede questo per via dei problemi di bilancio e dei tagli da prevedere nel 2011. Ci assicurano che è solo una questione tecnica, che non c'é intenzione di chiudere i nidi o altro. Ma il dubbio resta: e se a dicembre non ci sono i soldi, come si farà?". Questa della supplenza a rate è una scelta "grave e angosciante. Ed è anche la prova di quanto abbiamo detto e cioè che i tagli ci sono e sono sul personale del Comune"

Due giorni fa l'assegnazione di 193 supplenze alle scuole materne. Oggi quelle dei nidi: 180 gli educatori convocati, "ma verranno assegnate sono 147 supplenze". (fonte: Dire)
http://bologna.repubb...­
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Post #: 45
CALAMANDREI, 1950:UNA PROFEZIA AGGHIACCIANTE SULLA SCUOLA PUBBLICA



Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: - che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. - che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.

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Post #: 46
CALAMANDREI, 1950:UNA PROFEZIA AGGHIACCIANTE SULLA SCUOLA PUBBLICA (2° parte)


Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

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Post #: 47

CALAMANDREI, 1950:UNA PROFEZIA AGGHIACCIANTE SULLA SCUOLA PUBBLICA (3° parte)

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: - rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. - attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. - dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […]. Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.

Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950


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Post #: 628
Scuola. I sindacati al Tar contro il decreto sui tagli agli organici

27 ago. - A due settimane dall’inizio dell’anno scolastico, continua la guerra dei sindacati contro l’ufficio scolastico provinciale. Alla riapertura del Tribunale Amministrativo regionale, infatti, il prossimo 15 settembre, i sindacati della scuola, uniti, presenteranno un ricorso contro il decreto sull’organico di fatto della scuola primaria. Un provvedimento bollato come operazione “Robin Hood” dalla numero uno della Flc-Cgil provinciale, Sandra Soster: “Perchè tolgono le ore e i posti dalle scuole che hanno il tempo pieno storico per coprire in altri istituti i posti di insegnamento della lingua inglese o le ore per la mensa, soprattutto in montagna e in pianura”. La situazione “è molto peggiore dell’anno scorso”, sostiene Soster, perchè in Emilia Romagna la popolazione scolastica cresce di più che sul territorio nazionale e quindi “nella camicia di forza dei tagli non ci stiamo”.
Il ricorso al tar, dicono con una sola voce Cgil, Cisl, Snals, Gilda e Cobas, serve a “costringere lo stato a rispettare le sue leggi”. I sindacati hanno anche avviato una campagna “contro le ore eccedenti” e chiedono ai colleghi di non accettare incarichi per ore eccedenti e supplenze perchè questo “toglie lavoro a chi ne ha sempre meno”. “Basta al collaborazionismo - dice Alessandro Palmi dei Cobas Scuola - non copriamo con volontariato ciò che deve essere dato”. La Gilda degli insegnanti proclama per il prossimo 28 settembre una giornata nazionale di mobilitazione con assemblee in tutte le città d’Italia.
I numeri parlano chiaro: sono 1500 le famiglie che da tempo hanno chiesto e non ottenuto il tempo pieno e 628 i bambini che non potranno frequentare la scuola dell’infanzia in provincia. Per quanto riguarda le elementari, sono stati assegnati 21 posti di docente di inglese, “ma secondo l’Usp - dicono i sindacati - ne mancano 30-40”.

Sul piede di guerra sono scesi anche tre dirigenti scolastici su 119. I dirigenti degli istituti comprensivi di Crespellano, Monterenzio e Vado hanno dichiarato, fanno sapere i sindacati, di non essere disposti ad aprire i portoni dei loro istituti, data la mancanza di fondi e di personale ATA.
http://radio.rcdc.it/...­
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Post #: 629
Scuola. Le Rdb lanciano la protesta contro il caos della riforma

30 ago. - Le Rdb della scuola insieme al Coordinamento dei precari hanno intenzione di lanciare “una campagna in ogni istituto per invitare i docenti a rifiutare ore di insegnamento aggiuntive o supplenze e gli Ata a non prestare lavoro straordinario“. Questo perché, spiega il sindacato, accettare lo straordinario “vuol dire essere complici del licenziamento di decine di migliaia di lavoratori, assecondando quei dirigenti scolastici impegnati nell’attuazione della riforma e dei tagli che stanno pregiudicando il funzionamento stesso di ogni istituto”.
Le Rdb descrivono una situazione di caos, a causa delle “incognite che la riforma delle superiori ha lasciato sull’imminente anno scolastico”. Inoltre, affermano, durante l’estate “ci sono state due ordinanze del Tar del Lazio che bloccavano l’applicazione della riforma, ma il Miur e gli Uffici scolastici locali sono voluti andare comunque avanti, in spregio a qualsiasi senso di legalita‘”. Il risultato, per le Rdb, sarà “un inizio d’anno con classi scoperte, scuole elementari a cui sono stati tolti insegnanti a cinque giorni dall’inizio dei lavori, materie non potranno essere insegnate, docenti di ruolo costretti a trovare un incarico per un anno perché la loro cattedra è stata soppressa, nonostante l’aumento degli studenti, materie spezzettate per nascondere posti di lavoro sfruttando il lavoro straordinario”.
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Post #: 49
Credo che il Movimento 5 Stelle dovrebbe appoggiare l'iniziativa di cui parla Federica. Ne parleremo mercoledì sera alla riunione del gruppo scuola
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Post #: 630
Scuola, Rdb lancia la protesta
"Non fate ore di straordinario"
L'invito rivolto a professori e bidelli per il ritardo nelle operazioni di assegnazione delle supplenze che rende ancora più diffile il ritorno sui banchi. Allarme all'Almma mater: solo la metà delle assunzioni di ordinari e docenti a contratto potrà andare in porto. E la Curia avverte: "Vigileremo sui sabotaggi all'ora di religione"

Se non è boicottaggio, poco ci manca. E' sicuramente un'azione di disturbo e di distinzione quella che propone Rdb a insegnanti e bidelli della scuola bolognese: rifiutare le ore di straordinario e limitarsi al proprio mansionario e all'orario di servizio. Nulla di più. La protesta nasce dalla constatazione del grave ritardo nelle operazioni per l'attribuzione delle supplenze per "le tante incognite che la riforma delle superiori ha lasciato sull'imminente anno scolastico", come scrive il sindacalista Francesco Bonfini in una nota.

La campagna sarà lanciato in ogni istituto in collaborazione con il Coordinamento precari della scuola: "Accettare lo straordinario nella scuola oggi vuol dire essere complici del licenziamento di decine di migliaia di lavoratori". Secondo il sindacato ci sarà un inizio d'anno ''con classi scoperte, scuole elementari a cui sono stati tolti insegnanti a cinque giorni dall'inizio dei lavori, intere materie non potranno essere insegnate, insegnanti di ruolo da vent'anni costretti a trovare un incarico per un anno perché la loro cattedra è stata soppressa nonostante l'aumento degli studenti, materie spezzettate per nascondere posti di lavoro, sfruttando il lavoro straordinario''. E il futuro dei precari è ancora più difficile.

Emblematica, poi, la situazione degli Ata, ''che già lo scorso anno erano ampliamente sotto organico e che quest'anno non potranno garantire neanche l'apertura di diverse scuole, figuriamoci la sicurezza o la pulizia''

La Curia: "Sorveglieremo". Prima del suono della campanella, la Curia lancia un monito al mondo della scuola sugli insegnanti di religione: non discriminateli o sabotateli, è il messaggio, perché "rispettosamente sorveglieremo". Secondo don Raffaele Buono, direttore dell'Ufficio diocesano per l'insegnamento della religione cattolica (Irc), i docenti di religione sono stati negli anni passati bersagli di atteggiamenti "poco simpatici", come "moduli per la scelta consegnati al momento sbagliato; orari di lezione impossibili e discriminatori; tentativi di accorpamento delle classi; ostentato disinteresse da parte di qualche collega di altre discipline".

Università, assunzioni a rischio. Dalle colonne del Sole 24 Ore arriva invece un allarme sul fronte ateneo: rischia di saltare quasi la metà delle assunzioni dei professori ordinari e associati vincitori dei concorsi banditi dall'Università di Bologna. L'indagine del quotidiano economico misura gli effetti del decreto Gelmini del 2008, quello che ha fissato le 'quote' per favorire l'ingresso dei ricercatori: secondo la disposizione, infatti, il 60% delle nuove assunzioni nelle Università deve essere riservato ai ricercatori, mentre i posti banditi per gli ordinari non possono superare il 10% del totale. E stando dunque a questi numeri solo la metà delle 17 assunzioni di ordinari potrebbe essere effettuata; tra associati e ordinari, invece, potrebbero saltare oltre il 40% dei posti a disposizione.

Servono docenti in carcere. I kit di cancelleria sono stati donati dalla federazione dei cartolai e l'associazione dei commercianti, ma restano altre esigenze agli "studenti" del carcere della Dozza: cinque alfabetizzatori, una cattedra di Lingue per le detenute, e l'insegnamento dell'inglese per chi deve conseguire il diploma di licenza media. Attualmente l'organico di diritto è composto solo da cinque docenti di scuola media, che riescono a garantire non più di quattro corsi di licenza media in area pedagogica. Servono altre assegnazioni per assicurare le lezioni agli studenti: l'anno scorso furono poco meno di 400.
http://bologna.repubb...­
A former member
Post #: 95
Stasera alle 21.30 Rassegna "Libri a Pedali": Emilio Rigatti in collaborazione con Ediciclo Editore e con la Consulta della Bicicletta di Bologna.
Incontro con Emilio Rigatti che parla del suo libro SE LA SCUOLA AVESSE LE RUOTE (Ediciclo). Conversa con l’autore Fabrizio Fiocchi. Un professore fuori dell’ordinario fa lezioni in bicicletta insegnando storia, geografia e vita quotidiana. La sua è una forma di resistenza pacifica al degrado della scuola.
Ingresso gratuito
Info: Librerie.coop Ambasciatori, tel. 051 22013

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