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A former member
Post #: 955
Cambia l’Isee per i servizi educativi

28 feb. – “Abbiamo introdotto un principio di equità“. E’ questo per l’assessore alla scuola Marilena Pillati il motore della modifica al calcolo dell’Isee che la giunta di Palazzo d’Accursio ha varato oggi. Per i soli servizi educativi e scolastici, il Comune cambia il pilastro del calcolo dell’Isee: non sarà più il criterio della residenza ma quello della genitorialità. La proposta della giunta prevede che vengano conteggiati i redditi di entrambi i genitori che hanno riconosciuto il figlio, indipendentemente dal tipo di legame esistente tra i due.

Tempi serrati ora in consiglio comunale e nei quartieri per il provvedimento che, nei piani, dovrebbe entrare in vigore entro la fine di marzo. In tempo utile per la pubblicazione dei bandi per il prossimo anno scolastico ed educativo.

Dalla giunta assicurano che le modifiche apportate non sono finalizzate a colpire nessuno. Lo scorso anno sono state presentate 11mila dichiarazioni Isee per l’accesso agevolato ai servizi e ben 2150 riguardavano nuclei monogenitoriali.
http://radio.rcdc.it/...­
A former member
Post #: 957
Maestri ribelli: “Un mese senza voto”

Rinunceranno a dare i sette e gli otto, anche i dieci, nei compiti e nelle verifiche. Per un mese. Per far vedere, ai genitori e ai colleghi, che i bambini magari stanno meglio con un insegnamento non competitivo, che non traduce il loro essere in un numero. Il “mese del non voto” è l’iniziativa lanciata dal Cesp, Centro studi per la scuola pubblica, ad aprile. Una proposta venuta fuori al convegno sulla “Didattica resistente” che si è tenuto sabato 25 febbraio alle scuole Fortuzzi (nella foto) e che ha riunito oltre cento insegnanti di scuola primaria, in gran parte bolognesi. convegnoscuola2

L’idea è promossa da maestri da sempre contrari alla reintroduzione dei voti nella scuola elementare voluta dal ministro Gelmini. “La maggior parte di noi non li usa durante la pratica scolastica se non nell’assolvimento burocratico della scheda di valutazione – spiega Gianluca Gabrielli, voce del Cesp – Però molti insegnanti hanno ripreso a usarli in maniera massiccia, peggiorando la relazione didattica e favorendo una competizione assurda”. Di qui la campagna per una “didattica intelligente, con l’obiettivo di far provare a colleghi e a genitori (e bambini) l’esperienza di una motivazione costruita sulla qualità della didattica e non sulla minaccia della sanzione”. Viene da citare quanto appare nel sito delle scuole Longhena: “Dare il voto in numeri ai bambini è come voler misurare il cielo con un righello”. Senza scomodare il maestro Alberto Manzi, che al posto del voto scriveva, provocatoriamente, con un timbro: “Fa quel che può, quel che può non fa”.

“Smettiamola di dare i voti” è una delle tre campagne culturali che i maestri “resistenti” hanno deciso di lanciare nelle scuole. Le altre riguardano il test di valutazione Invalsi (dimostreremo “la povertà culturale dei test” e che la scuola a quiz non funziona, dicono gli insegnanti) e il rilancio dell’adozione alternativa dei libri di testo, con percorsi didattici che partono dai bambini e dal loro contesto.
http://giudallacatted...­
A former member
Post #: 959
l’ultima Assemblea delle scuole ha deciso di promuovere, insieme ad altre realtà di tutta Italia, una giornata di protesta e di attenzione sulla scuola e l’Istruzione per il 23 di marzo chiamata “l’Urlo della scuola: per una nuova primavera dell’Istruzione pubblica”. Qui sotto il testo dell’appello cui è importante aderire e far aderire il maggior numero possibile di genitori, insegnanti e cittadini, visitando il sito: www.urlodellascuola.it


23 marzo 2012

L’urlo di migliaia di scuole si alzi forte e appassionato in tutto il Paese
Affinchè penetri nelle coscienze sopite della Politica e dell’Economia
Affinchè possano di nuovo vedere ciò che da tempo non vedono più
Affinchè possano comprendere ciò che da tempo non comprendono più.
Tutti devono sapere che la scuola pubblica sta morendo
Tutti devono sapere che noi, genitori insegnanti ricercatori studenti e studentesse, non lo possiamo permettere
Perchè nella scuola pubblica è la radice della democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale
Perché la scuola pubblica è un Bene Comune, come l’acqua l’ambiente la salute
Perchè nella scuola di tutti è il futuro delle nuove generazioni e il senso della nostra civiltà. Un Urlo gentile ma determinato dal mondo dell’Istruzione Pubblica per dire semplicemente
ASCOLTATECI perbacco!



quando: 23 marzo 2012, nei dintorni dell’equinozio di primavera
dove: ogni scuola, ogni università, ogni luogo della conoscenza
come: in modo creativo e libero, con gesti e iniziative autonome, ma quel giorno e tutti insieme
perchè: per dire a chi governa:”Attenzione! Vi state dimenticando dell’istruzione pubblica!”
chi: genitori, insegnanti, studenti, ricercatori, il paese intero per la scuola di tutti

Ogni scuola, università, centro di ricerca e luogo della conoscenza è chiamato a mobilitarsi, ognuno con la propria autonomia, ognuno con la propria creatività, dall’occupazione al girotondo, dalla festa al flash-mob, dall’assemblea d’istituto al capannello, dall’urlo collettivo al seminario di studi, dall’interruzione delle lezioni alla semplice esibizione della primula, simbolo generale di una nuova auspicata primavera e della manifestazione.

Ognuno come può e come vuole, MA QUEL GIORNO E TUTTI INSIEME.
Insorgere con un gesto, per dire alla Politica e all’Economia
ATTENZIONE! vi state dimenticando della cosa più importante,
per dire E’ ORA di ridare all’istruzione pubblica ciò che le è dovuto,
per dire PRETENDIAMO di poterci confrontare alla pari con i paesi europei più lungimiranti,
per dire IL FUTURO vive o muore nelle aule scolastiche e universitarie,
per dire ASCOLTATECI!

La giornata è organizzata per richiamare l’attenzione sullo stato di estremo abbandono, disattenzione e impoverimento in cui versa l’istruzione pubblica: la scuola dell’obbligo costretta a finanziarsi attraverso le famiglie in una sorta di privatizzazione strisciante incostituzionale, il personale insegnante e amministrativo ridotti all’osso, un’offerta formativa e un tempo scuola ogni anno più modesti. Le università arrugginite e incrostate da baronie inamovibili, numeri chiusi e quiz, selezione casuale e senza merito e una cultura aziendalista che tende ad uccidere nella culla la libertà di ricercare e sperimentare.

Si dice Economia, Rigore, Equità, Crescita e ci si dimentica che senza istruzione di qualità non ci sarà impresa nè cultura, senza ricerca non ci sarà crescita, senza scuola pubblica non ci sarà giustizia, nè uguaglianza nè libertà.

La manifestazione si rivolge a tutte e tutti, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione, perché la scuola pubblica è di tutte e tutti, è un bene comune che deve essere protetto che deve essere salvaguardato e rilanciato, sempre: ne va della nostra democrazia e del futuro del Paese.

Per questo motivo si preferisce non vi siano simboli riconducibili a partiti o sindacati, nel rispetto dell’iniziativa che vuole essere trasversale ed aperta a chiunque intenda lanciare un grido di attenzione per una nuova primavera dell’istruzione pubblica.
A former member
Post #: 960
Il giorno dopo

24 marzo, teatro Testoni

Convenzione nazionale per la scuola Bene Comune pubblica, capace, accogliente


Dopo l’Urlo di attenzione le proposte.

L’intenzione è quella di raccogliere le forze più sensibili ai temi dell’istruzione pubblica, per discutere come lanciare una grande campagna per la difesa e il rinnovamento della scuola di tutte e tutti, così che possa domani essere ed apparire una scuola all’avanguardia, laica, libera, solidale, come la scuola immaginata dagli articoli 3, 33, 34 della nostra Costituzione.

Il titolo che abbiamo scelto per la giornata vuole solo essere una cornice ideale per quello che giorno dopo giorno, con l’aiuto di tutti voi, si andrà definendo.

Pubblica perché:
- solo nella scuola pubblica c’è l’incontro tra persone diverse per cultura, condizione economica, stato sociale; è nella scuola che si rigenerano le forze della nostra democrazia, è a scuola che nascono e si sviluppano gli anticorpi necessari per sconfiggere razzismo e individualismo;
- sa adempiere al dettato costituzionale di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”;
- la scuola pubblica è democratica, è di tutte e tutti. Un bene comune che deve essere protetto e rilanciato sempre: ne va del futuro del Paese;
- la scuola pubblica è costituzionalmente laica: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione,” ma “senza oneri per lo Stato.”;
- investire in istruzione, colmando il divario spaventoso con il resto d’Europa, è investire nell’oro grigio dei nostri cervelli; per eliminare il deficit economico occorre eliminare il deficit di Istruzione.

Capace perché:
- fa conoscere, insegna a comprendere e ad essere persone competenti e dunque non può tornare ad un maestro unico “onnisciente”, o andare verso la scuola dei quiz, né può abolire l’insegnamento specializzato delle lingue straniere, o la seconda lingua comunitaria, ma deve rimettere al centro i saperi, i laboratori, le specifiche competenze disciplinari;
- sa costruire le conoscenze all’interno di una potente relazione pedagogica, sapendo bene chi sono, cosa provano e di cosa hanno bisogno oggi i ragazzi;
- sa valutare gli alunni in modo formativo e non appendendoli ad un voto numerico;
- sa rendere possibile ed efficace la formazione dei docenti.

Accogliente perché:
- ha attenzione e piena cura e rispetto per chi ha uno svantaggio fisico o psichico;
- ha attenzione, piena cura e rispetto per chi proviene dal resto del mondo;
- ha attenzione, piena cura e rispetto per ogni alunna e ogni alunno;
- sa essere comunità educante.

Assemblea nazionale per un’università bene comune

Il 24 marzo, a Bologna, Aula Barilla di p.zza Scaravilli 1/1

in concomitanza e in modo culturalmente congiunto con la Convenzione,

si terrà l’Assemblea Nazionale dell’Università Bene comune,

un confronto diffuso e trasversale nel tentativo di tracciare linee guida comuni, che possano rappresentare un nucleo essenziale di proposte contro il progressivo smantellamento dell’università pubblica italiana, e allo stesso tempo individuino i punti di un’autentica riforma fondata sulla partecipazione degli studenti e di tutto il personale accademico al governo del sapere universitario. http://unibec.temilav...­
Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
Post #: 144
Sono propenso a credere che fin quando rimaniamo all'interno di certi schemi, non facciamo niente per contribuire al mutamento della scuola intesa come bene comune! Dopo anni che propongo la meritocrazia per la scelta dell'insegnante di ruolo, finalmente una proposta degna di essere attentamente valutata!
<Sta divampando una fuorviante polemica sul progetto di legge della Regione Lombardia e precisamente sul suo articolo 8 che modifica una precedente legge regionale in materia di reclutamento del personale docente.Due sono le accuse. Una giuridica, di incostituzionalità, fatta valere da quasi tutte le forze sindacali. L’altra politica, di inopportunità poiché, sostengono alcuni esponenti politici (in particolare l’ex ministro Fioroni), altre sono le questioni urgenti da affrontare al momento.Si tratta, com’è ovvio, di due obiezioni che si muovono su due piani completamente diversi. La prima, quella circa l’incostituzionalità, è completamente infondata, come ora si cercherà di dimostrare. La seconda apre una diversa e più delicata questione e merita di essere esplorata sino in fondo. Ma cominciamo dalla prima, assumendo precisamente quanto è scritto nel pdl all’art. 8 su quello che potremmo definire il punto incriminato, e cioè laddove si legge: “Occorre superare questo modello di scuola: oggi il reclutamento dei docenti, la loro assegnazione alle scuole, i percorsi di carriera, sono governati da meccanismi che mescolano precarietà e inamovibilità, senza un legame con le esigenze educative,con meriti e capacità.
Con questa proposta si consentirebbe alle scuole statali di reclutare il personale docente con un concorso di istituto che realizza l’incrocio diretto fra domanda e offerta: si tratterebbe quindi di una forma di valorizzazione dell’autonomia scolastica legata al progetto didattico di ciascun istituto. I criteri del bando di concorso per il reclutamento sono stabiliti dalla Giunta regionale previa intesa con il Governo.
L’accordo con il Governo punterà da un lato a valorizzare gli elementi fondamentali per garantire i livelli minimi di prestazione di un’offerta unitaria a livello nazionale e dall’altro a favorire un dinamismo che porti a una diversificazione di progetti didattici coerenti con i fabbisogni richiesti dai percorsi di istruzione successivi e dalle richieste del mercato del lavoro, anche locale”.
Difficile, dato il contesto della norma, comprendere dove stia l’incostituzionalità poiché essa non contrasta con nessuna delle norme costituzionali che si occupano dell’istruzione.Non contrasta con l’art. 117 perché questo da un lato attribuisce alle Regioni la competenza legislativa concorrente sull’istruzione, e dall’altro costituzionalizza l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Il pdl, al contrario, si muove proprio in questa linea e cioè nella direzione che la competenza delle Regioni non deve prevaricare l’autonomia delle scuola, semmai valorizzarla.Non contrasta con l’art. 116 che prevede l’ipotesi di intese ad hoc tra Stato e singola Regione anche sul tema dell’istruzione, dettando, peraltro, un procedimento lungo e complesso per la realizzazione della stessa intesa.Non si capisce, dunque, dove stia l’incostituzionalità, se non in una ormai retorica posizione secondo cui quando qualcosa non piace o è incostituzionale o non lo vuole l’Unione europea.Sarebbe opportuno in un momento di rigore, bene impersonato dal governo tecnico, che chi assume tali posizioni si facesse carico dell’onere di dimostrarle in maniera puntuale e non sollevando ogni volta fuorvianti polveroni.In realtà la vera questione è un’altra ed è strettamente connessa con l’inattuazione del Titolo V. Detto in estrema sintesi, il progetto di legge della Regione Lombardia non è attuabile se non all’interno di un contesto normativo che finalmente sblocchi l’attuazione del Titolo V attraverso il reale trasferimento dallo Stato alle Regioni (tutte le Regioni) delle funzioni amministrative e delle relative risorse per la gestione della materia dell’istruzione.Al di fuori di tale contesto la singola intesa tra Regione Lombardia e Governo è ovviamente possibile, poiché lo consente l’art. 116, ma non avrebbe l’impatto che invece sarebbe necessario per scuotere l’intero sistema e modificarlo sulla base di una constatazione tanto semplice quanto difficile da realizzare. È certamente indispensabile modificare un sistema di reclutamento del personale docente che continua ad essere gestito senza alcuna attenzione alle reali necessità delle scuole e alle esigenze del sistema scolastico nel suo complesso. Ciò impedisce che si possa parlare veramente di valutazione (come si può valutare un dirigente che non può selezionare realmente il corpo docente; come si può valutare il miglioramento di una scuola se la variabile del fattore umano è totalmente etero diretta...); di assunzione di responsabilità, di governance ordinata del sistema, di reti di scuole, eccetera.Da questo punto di vista bene ha fatto la Regione Lombardia a riproporre la questione dell’attuazione del Titolo V (siamo a 10 anni dalla revisione costituzionale del 2001 e le norme non sono ancora state attuate!). Bene ha fatto il ministro Profumo a non aver paura di aprire finalmente la partita.Non contrasta con l’art. 33 poiché fa salva la competenza statale esclusiva a dettare le norme generali sul reclutamento: l’intesa tra Regione e Governo, infatti, non potrà mai derogare alla legislazione nazionale in vigore poiché è una fonte non abilitata a ciò.Non contrasta con l’art. 97 poiché non fa saltare la previsione del concorso pubblico per accedere ad una pubblica amministrazione. In caso di intesa, infatti, per accedere all’insegnamento vi sarà pur sempre un concorso pubblico, non più gestito dall’amministrazione statale centrale ma dalle scuole.Ora è chiaro che il vero problema è come si strutturerà realmente tale attuazione. Ad avviso di chi scrive essa dovrebbe marciare decisamente nella direzione di una fortificazione strutturale dell’autonomia delle scuole utilizzando lo strumento delle reti, rimodulando i poteri locali in funzione dell’autonomia e, soprattutto, riformando il “centro” e cioè l’amministrazione statale centrale e periferica. Nessun sistema moderno ha un’amministrazione scolastica come la nostra, ancora ferma ai modelli organizzativi degli anni Cinquanta strutturati in maniera piramidale e verticistica in cui la fa da padrona la circolare amministrativa.C’è da augurarsi che questo governo abbia anche il tempo – perché il coraggio non pare mancare – di affrontare finalmente tale questione.>
Ritengo che se "veramente" il sindacato,ma un sindacato che sia tale (non il difensore dell'inutile dipendente) , debba collaborare al fine di iniziare un percorso costruttivo! Dico questo nonostante la mia avversità a sindacati e sindacalisti, ma lo debbo dire per non lasciare in mano a politici di dubbia capacità di riorganizzare una cosa così importante come la scuola pubblica!
Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
Post #: 146
Posto per conoscenza l' esplicazione della proposta che mio avviso volge verso una direzione "concreta" e lungimirante per una scuola pubblica martoriata da disfunzionalità e presunzione appoggiata da sindacati ciechi e atti "solo" alla tutela del loro potere di casta.
<Scuola2
“L’obiettivo della norma che consente le assunzioni dirette dei docenti da parte delle scuole è avvicinare il sistema scolastico statale lombardo al modello basato su fiducia, responsabilità e libertà, riconoscendo la piena autonomia di scelta delle persone”. Lo rivela Valentina Aprea, neo assessore all’Istruzione e alla Cultura della Regione Lombardia, nel corso di un’intervista Il provvedimento è stato molto contestato dalla sinistra e dai sindacati, ma già si registra l’apertura del ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, che lunedì si è incontrato con Formigoni e con la stessa Aprea per discutere del progetto. Come spiegato dallo stesso ministro, “stiamo ragionando su una possibile sperimentazione nell’ambito di quella che possiamo definire un’autonomia responsabile delle scuole”.
Domanda:
Assessore Aprea, che cosa intende fare in concreto sul fronte delle assunzioni dirette dei docenti da parte delle scuole in Lombardia?
L’articolo 8, che è una modifica della legge regionale 19, che riguarda il reclutamento del personale docente da parte delle istituzioni scolastiche, apporta diverse novità. Quella sulle assunzioni dirette dei docenti è però certamente la più dirompente, perché riguarda tutte le scuole statali e vuole basare il sistema scolastico statale lombardo su fiducia, responsabilità e libertà, riconoscendo la piena autonomia di scelta delle persone.
Quella della Regione Lombardia è anche una riforma a livello “culturale”?
Sì, infatti introducendo questo aspetto per le scuole statali si vuole superare la gestione burocratica dell’assegnazione dei docenti, favorendo una cultura della responsabilità e sostituendo così quel modo di pensare che presta più attenzione agli adempimenti formali che non all’apprendimento e alla crescita degli studenti. Ovviamente siccome questa materia è prevalentemente statale, e organizzata secondo leggi nazionali, la Regione introduce questo reclutamento attraverso tre paletti. Innanzitutto in forma sperimentale; in secondo luogo con riferimento esclusivamente ai supplenti annuali; terzo, l’avvio della sperimentazione è previsto a seguito di accordi con il governo. Sono quindi tre paletti che rimangono nella legge, come deciso nell’incontro che lunedì il presidente Formigoni ha avuto con il ministro Profumo, e che richiedono un accordo di programma per fare sì che questo tipo di esperienza si possa avviare già dal 2012-2013.
Quali sono i numeri dell’operazione e gli orizzonti futuri che si propone?
E’ prematuro parlare di questi aspetti perché innanzitutto occorre stabilire bene l’accordo con lo Stato. Solo in un secondo momento si potrà capire se sarà una sperimentazione che riguarda tutte le scuole, o se avverrà solo su base volontaria. Ci sono ancora molti aspetti da chiarire e da definire. Con il presidente Formigoni, abbiamo deciso di avviare tempestivamente questi accordi con il ministero, perché il tempo è veramente poco se vogliamo partire dall’anno prossimo. Ciò che intendiamo compiere con grande chiarezza è accrescere sempre di più la qualità dell’istruzione in Lombardia, che già è alta. Nel caso di un numero elevato di supplenti annuali non ci si può quindi permettere di affidarsi ad assegnazioni burocratiche. Partiamo da questo punto perché vogliamo che anche nelle supplenze siano veramente garantiti l’incontro tra domanda e offerta, e quindi il progetto educativo della scuola e le competenze degli insegnanti.
Ieri il presidente Formigoni si è incontrato con il ministro Profumo. L’iniziativa della Regione Lombardia farà da apripista anche alla riforma del governo?
Io mi auguro di sì, perché sul tavolo del ministro c’è questo problema del reclutamento e attende una risposta. Io mi auguro che questa sperimentazione lombarda incentrata sull’autonomia, la responsabilità e soprattutto i risultati possa essere un modello da utilizzare anche e soprattutto in una legge nazionale.
Il provvedimento sulle assunzioni è un’altra via per realizzare il suo vecchio progetto di legge 953, la riforma degli organi di governo delle istituzioni scolastiche?
Naturalmente stiamo parlando di leggi di natura e di ampiezza diversa. Quella che ho depositato in Parlamento è tesa a creare un reclutamento nazionale e per tutti i nuovi docenti. Quella che sto portando avanti in Lombardia invece è una sperimentazione che vuole solo favorire una maggiore flessibilità e misurare la capacità delle scuole di governare il fattore del reclutamento in forme autonome. Sono due tipologie diverse di legge, ma sicuramente vanno molto d’accordo tra loro poiché perseguono lo stesso fine. Mirano infatti entrambe a trasferire alle scuole la responsabilità del reclutamento degli insegnanti, abbandonando logiche burocratiche o legate a punteggi, che dipendono essenzialmente dall’anzianità nel servizio e non dalla qualità dell’insegnamento e della proposta didattica. Sono argomenti molto delicati, ci sono da salvaguardare i diritti degli insegnanti in graduatoria e ovviamente nessuno vuole superare questi ostacoli. Ma proprio perché si aprono nuovi spazi sia nel reclutamento nazionale per la necessità di ricambio generazionale, sia a livello regionale, in Lombardia non solo si possono ma si devono sperimentare nuovi modelli proprio perché si possa poi giungere a legiferare a livello nazionale.
Che cosa ne pensa dell’obiezione sull’incostituzionalità del provvedimento avanzata dai sindacati e dalla sinistra?
Dovessimo agire senza accordo con il governo e in una forma non sperimentale, ci sarebbe incostituzionalità. Ma io ricordo anche ai sindacati che l’articolo 11 del Dpr 285 prevede forme di sperimentazione anche di organico e di gestione del personale. E quindi vogliamo perseguire quella strada con il ministero, come è stata tentata la sperimentazione sulla valutazione degli insegnanti e tanti altri modelli validi ed efficaci nella nostra scuola. Quello che non possiamo fare è stare fermi, né in Lombardia né a livello nazionale.>
Spero vivamente che si proceda uniti con sindacati e politica in un unica direzione, cioè un futuro fatto di qualità,meritocrazia, e soprattutto controllo e gestione da parte di soggetti affidabili e dai Cittadini.


A former member
Post #: 966
Il problema delle scuole Chiostri è strutturale

1 mar. – La situazione delle scuole elementari Chiostri, nel quartiere San Donato, “è grave”. Lo ha detto l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Malagoli, la giunta “sta cercando un altro luogo per sistemare i bambini”.

Le scuole Chiostri sono state evacuate lo scorso 16 febbraio, il peso della neve sul tetto ha fatto cedere la copertura. In un primo tempo il comune aveva assicurato che i danni non erano strutturali. Gli alunni sono stati sparsi nelle varie sedi dell’Istituto comprensivo 10 di cui fanno parte.

Malagoli, questa mattina in commissione, ha detto di voler capire bene “come ha fatto un edificio costruito 10 anni fa ad aprirsi in due”. Venerdì mattina l’assessore farà il punto con i tecnici e l’assessore alla scuola Pillati, poi informerà i genitori. “Posso solo dire – ha detto l’assessore – che c’è un problema strutturale e che faremo tutte le verifiche”.
http://radio.rcdc.it/...­
A former member
Post #: 967
A proposito del progetto di legge della regione lombardia per il reclutamento docenti da parte di ogni scuola,credo non sarebbe giusto sostenerlo, al di la' di incostituzionalita' o prese di posizione di sindacati. Semplicemente perche' il rischio sarebbe quello di avere scuole confessionali o di un particolare carattere politico-culturale. Una delle qualita' della scuola pubblica e' di essere pluralista e il reclutamento svincolato dalla singola scuola e' una garanzia maggiore in tal senso.
A former member
Post #: 1,525
...condivido... smile
A former member
Post #: 48
Q.re RENO Commissione Politiche scolastiche ed educative, servizi all' infanzia


E' convocata per mercoledi' 7 marzo 2012 ore 20.30, presso il Centro Civico Reno, Sala "Falcone e Borsellino" via Battindarno n.123, la Commissione di Quartiere Politiche scolastiche ed educative, servizi all' infanzia.

A questo link

http://files.meetup.c...­

la convocazione coi punti all' OdG e a questo link

http://files.meetup.c...­

l'Atto che poi arrivera' in Consiglio.


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