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A former member
Post #: 1,138
Seconda parte dell'inchiesta:

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INCHIESTA / 2
Esami spostati, lauree in forse, più tasse L'effetto-Gelmini è il caos negli atenei
Non solo il blocco per l'organizzazione di didattica e ricerca. La riforma sta producendo disagi e ostacoli enormi per gli studenti che vedono cambiare all'improvviso i loro percorsi di studio. O, soprattutto, si trovano in assenza di certezze. Segnalate casi e disfunzioni
di MANUEL MASSIMO



ARTICOLO
Così la riforma Gelmini ha fermato le università
Allarmi e proteste ormai non si contano: le funzioni della ricerca (tutte), la chiamate di progettisti, associati e docenti sono bloccate. La legge - e si sapeva - ha bisogno di molteplici decreti che il governo dimentica. La Legge Gelmini, varata con l'intento di "mettere ordine" negli atenei, sta producendo situazioni caotiche fin dalla sua entrata in vigore, ormai due mesi fa. Sono gli effetti macroscopici che abbiamo raccontato nella prima puntata di questa inchiesta (vedi post precedente).


Ma non si tratta di fisiologici "effetti collaterali": l'Effetto-Gelmini sta colpendo i gangli del sistema universitario omettendo di dare risposte certe, coperture di spesa e soluzioni pratiche per i mille problemi con cui devono confrontarsi ogni giorno studenti, docenti e tutte le altre figure che animano il variegato microcosmo universitario. Le disfunzioni riguardano molteplici aspetti della vita tra le mura accademiche: lo testimoniano le centinaia di segnalazioni che quotidianamente riceve il nostro sito, le migliaia di discussioni aperte sui forum della Rete, le innumerevoli iniziative promosse "dal basso" - praticamente in ogni ateneo e in tutte le facoltà - per portare a conoscenza situazioni locali di "disagio" rispetto a un progetto di "riordino" del sistema universitario che sta producendo invece un "blocco forzato", soprattutto per l'assenza di linee-guida da seguire e per la mancanza di un disegno veramente organico di riforma.

Razionalizzazione o tagli? Uno dei cavalli di battaglia della Legge Gelmini - che il ministro ripete spesso come un vero e proprio "mantra" - è stato quello della "lotta agli sprechi": "Con la Riforma dell'Università ci sarà una razionalizzazione delle risorse". All'atto pratico questa dichiarazione di buonsenso si traduce in determinate azioni che il Miur metterà in atto fin dal prossimo anno accademico: l'accorpamento e/o la cancellazione di corsi di laurea per mere ragioni di budget d'ateneo, mettendo totalmente in secondo piano la didattica e la ricerca.

Accorpamenti e cancellazioni. L'antipasto è stato servito a fine febbraio con l'annuncio del "progetto pilota" di riorganizzazione dei sette atenei campani: il "contenimento del numero dei corsi di studio per evitare inutili sovrapposizioni" ha portato alla soppressione di trentaquattro corsi e all'eliminazione di sei sedi decentrate, tra cui quella della facoltà di Giurisprudenza di Nola (città natale del filosofo Giordano Bruno e sede di Tribunale) che attualmente conta 7 mila iscritti. Ma il piatto forte di questa "razionalizzazione" arriverà scaglionato nei prossimi anni: a Bologna (il più antico ateneo d'Europa) entro il 2013 le attuali ventitré facoltà dovrebbero diventare dodici, o ridursi addirittura soltanto a cinque attraverso maxi-accorpamenti eterogenei per rispettare i rigidi dettami della Legge. Su questa scia, a Catania la facoltà di Lingue finirà inglobata in Lettere e Filosofia. E così via.

Senza appello. La contrazione degli appelli d'esame è una situazione comune a tutte le facoltà e va a "colpire" soprattutto chi si è iscritto con un vecchio ordinamento ormai "in scadenza". La politica di concentrazione dei momenti di verifica sta portando a situazioni di disagio in moltissime facoltà: chi di regola aveva 5 appelli ordinari e 2 appelli straordinari per tutte le materie si è ritrovato quest'anno con un appello ordinario in meno e con l'impossibilità di sostenere esami in quelli straordinari, riservati a fuoricorso e ripetenti. Queste regole stanno generando un circolo vizioso: in questo modo, infatti, è molto più facile andare fuoricorso o essere ripetenti perché non si ha la possibilità di rimediare "in corso" a eventuali battute d'arresto.

Ricerca solo per pochi. La Legge Gelmini, all'articolo 18 comma 5, prevede che solo alcune figure possano svolgere progetti di ricerca e partecipare ai gruppi che se ne occupano. Restano fuori - come denuncia il Coordinamento Precari dell'Università - gli assegnisti e chi non è "strutturato". Ma, come sottolinea Link - Coordinamento Nazionale Universitario, questa situazione tocca anche gli studenti delle lauree triennali che potranno portare avanti soltanto lavori compilativi per la tesi: chi sta svolgendo progetti di ricerca e tesi sperimentali non ha più la copertura legale per farlo e rischia di essere allontanato dai laboratori ed escluso dai gruppi di ricerca. E così: "La riforma che dovrebbe avvicinare gli studenti al mondo del lavoro, in realtà impedisce loro di fare un'esperienza reale di ricerca sperimentale fin dai primi tre anni di università".

Tassati e tartassati. "L'aumento delle tasse è una extrema ratio che non vogliamo prendere in considerazione". Il ministro Mariastella Gelmini rassicura gli studenti, eppure alcuni atenei hanno già cominciato a ritoccare verso l'alto la retta annuale. Ad esempio il 15 febbraio il Senato Accademico dell'Università di Tor Vergata ha deliberato un aumento indiscriminato delle tasse universitarie per tutti gli studenti nella misura del 13%, indipendentemente dalla condizione economica in cui versano. E questa non sarebbe una conseguenza diretta dell'entrata in vigore della Riforma Gelmini? Ormai dovrebbe essere abbastanza chiaro che le "riforme a costo zero", specie in un settore delicato e complesso come quello accademico, non esistono e non possono funzionare: un ateneo, proprio come una macchina, ha bisogno di carburante (cioè risorse) per funzionare e di continua manutenzione degli ingranaggi per restare in carreggiata ed evitare di andare in panne.
(continua)
Alberto P
user 9968876
Bologna, BO
Post #: 316
Dal sito del PD riporto la dichiarazione di un "dirigente scolastico", ex consigliere comunale

Non so se è perché siamo entrati in clima di elezioni, o più semplicemente perché quando si parla di scuola - e in questo Paese tutti ne parlano spesso conoscendone i problemi da lontano - facilmente si cade nelle dispute ideologiche. Pare quasi che ci si affezioni più agli slogan, alle parole d'ordine, pensando, o forse è meglio dire pretendendo, che sia sufficiente pronunciarle perché siano comprese da tutti.

E' innegabile che con la questione della scuola, degli istituti di formazione non statale, si palesino delle contrapposizioni ideologiche, non so se superate, obsolete, certamente oggi meno ingombranti di ieri, almeno per tanti che alla scuola chiedono di essere prima di tutto un servizio, non una palestra, o meglio un ring, per contese politico/ideologiche.
Cosa potremmo rispondere, se parliamo di servizio pubblico, a tutti quei cittadini, padri e madri che lavorano, se togliendo e riducendo i contributi alla scuola non statale, anche ammettendo di aprire qualche sezione in più di quella statale o comunale (si badi bene: sezione, non scuola, perché i costi sono molto diversi, sic!), non sapessero dove mandare i propri figli?
Forse questo è uno di quei temi che si presta a comprendere come mai delle volte il centro sinistra corra il rischio di essere innamorato più delle parole, degli slogan, e rimanga senza risposte concrete alle istanze sociali, che si misurano nella concretezza delle scelte. Certo, le parole, soprattutto quando si ragiona di cultura e formazione, evocano ideali e contenuti ai quali ci sentiamo tutti profondamente legati. Sforziamoci però di declinarli a favore della comunità e dei cittadini.

Daniela Turci
dirigente scolastico



Sembra quello che ha "poche idee ma confuse", ma io non faccio testo perchè in italiano avevo 6--
Qualcuno riesce a tradurre?
Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
Post #: 113
@Irene
Io penso che il nocciolo sia proprio questo, e cioè quello che tu dici è esattamente il problema dei nostri giorni.
Mi spiego meglio, la non conoscenza delle religioni fa si che tanti non sanno di cosa parlano.
Tu stessa dici che sei stata estromessa dall' insegnamento della religione, quindi difficilmente conosci "le religioni", o sbaglio?
Per superare questi tabù bisogna conoscere ciò di cui si parla!(premetto che non sono un santone) Faccio questa osservazione che è continuamente davanti a tutti,ma che nessuno vuole vedere, esiste un luogo sulla terra dove le religioni (parlo di religiosi) convivono e non si combattono!e sono un esempio di civiltà unico!
Il problema sta qui in questa frase " convivono e non si combattono". Questo toglie potere ai signori della guerra, toglie potere ai signori che guidano popoli e li governano con le ideologie della contrapposizione,con lo scontro fra poveri che arricchisce solo i ricchi che si guardano bene dal educare la gente alla conoscenza.
L'ora di religione è strumentalizzata per mascherare problemi ben più gravi, che sono lontani anni luce dalla religione. Le famiglie possono fare tanto ma come vai dal medico per curare il fisico, ci vuole lo "specialista" anche per chi vuole curare altri aspetti!
E qui entrano in ballo i confini dei diritti e dei doveri,dell'uguaglianza davanti alla costituzione,dell'uguaglianza del valore delle idee che uno ha (dico uguaglianza ma sarebbe meglio dire disuguaglianza),perché chi non vuole la religione vuole imporre la sua idea.
A former member
Post #: 155
Sulla vicenda dei 40.000 insegnanti idonei non abilitati che perderanno il diritto a insegnare quest'estate, mandando in tilt la scuola di Gelmini.

http://vimeo.com/21307643­
Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
Post #: 114
Inserisco articolo su analisi scuola

< Articolo >

I giorni di assenza per malattia del personale della scuola con contratto a tempo indeterminato sono aumentati a febbraio 2011, rispetto allo stesso mese del 2010, del +17% tra gli insegnanti e del +12,7% tra il personale tecnico amministrativo.
I dati sono stati resi noti in piena trasparenza dal ministero della Pubblica amministrazione in una nota che precisa che le assenze superiori ai 10 giorni sono aumentate del 3,1% tra gli insegnanti e del 34,3% tra il personale tecnico amministrativo e che anche le assenze per ‘altri motivi’ sono aumentate sia tra gli insegnanti sia tra il personale tecnico amministrativo.
In questa particolare graduatoria, che ha riguardato il 97,8% delle scuole, l’incremento più forte delle assenze per malattia degli insegnanti si è registrato nella scuola dell’infanzia (+20,1%) e in quella primaria (+16,9%).
Si tratta di percentuali importanti in incremento, almeno quanto lo erano state quelle in decremento registratesi dopo le prime misure antiassenteismo assunte con grande ricaduta mediatica dal neo-ministro Renato Brunetta. Si deve dunque ritenere che l’effetto deterrente di queste misure sia svanito e che tutto stia tornando come prima? Che cosa ha impedito al trend decrescente di stabilizzarsi? In attesa di analisi sugli aspetti qualitativi, oltre che quantitativi, del fenomeno, da parte degli organi competenti, avanziamo l’ipotesi che a non funzionare sia stato il sistema dei controlli e delle sanzioni.
Se l’assenteista, dopo l’iniziale momento di panico, scopre che il rischio reale continua a essere basso, è difficile che non torni alle sue abitudini.

Domanda:
Può un essere umano pretendere di non morire dissanguato se ignora la sua emorragia ?
A former member
Post #: 781
Chiude il nido Vestri. Per i genitori è una doccia fredda

1 apr. – Una lettera firmata dal direttore del quartiere San Donato Sonia Bellini e dalla responsabile dei servizi educativi e scolatici Elisabetta Zucchini informa i genitori che l’asilo nido Vestri chiuderà dal prossimo anno educativo 2011/2012. Mercoledì è convocata una riunione in quartiere.

Per i genitori è una doccia fredda. Ad una riunione dello scorso 9 marzo tra il Comune e i presidenti dei nidi del quartiere San Donato era però stato detto che il nido Vestri era compreso tra quelli che non avrebbero chiuso almeno per i prossimi due anni. I genitori: “ci sentiamo traditi”
http://radio.rcdc.it/...­
Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
Post #: 115
Quale quartiere è ?
Pubblichi qualche cosa sulla riunione?
Ora, O.D.G. Chi organizza.
Grazie
Alberto P
user 9968876
Bologna, BO
Post #: 321
E' spiegato tutto qui

L'incontro si terrà mercoledì 06/04/2011 alle ore 18.00
presso la Sala di Consiglio del Quartiere San Donato,
sita in via Garavaglia, 7 40127 Bologna

Nell'ambito dell'incontro si informeranno i genitori delle opportunità che saranno loro riservate in ordine alle scelte della struttura per il prossimo anno educativo 2011/2012.

L'invito è indirizzato ai genitori dei bambini e non ad altre persone
A meno che nel meetup non ci siano genitori dei bambini della scuola, non mi sembra il caso di andare
Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
Post #: 116
A parte l' orario proibitivo, dal post di Pasquale sembrava aperta come riunione!
A former member
Post #: 782
è vero che la lettera è indirizzata ai genitori dei bambini che attualmente frequentano il nido vestri, ma il comune dovrebbe comunque organizzare un' assemblea aperta a tutti in cui si discuta della chiusura di quel nido.
le conseguenze di questa chiusura infatti non saranno solo a carico degli attuali utenti, ma anche di tutti i genitori che in futuro intendono iscrivere i propri figli al nido comunale, perchè dall'anno prossimo ce ne sarà uno in meno. una spiegazione pubblica è quanto mai necessaria e doverosa.


Chiude il nido Vestri, comportamento “sbrigativo e burocratico”
5 apr. – Domani, mercoledì 6 aprile, al quartiere San Donato ci sarà la riunione in cui il Comune spiegherà ai genitori dei bimbi che frequentano il nido Vestri quale sarà il futuro dei loro figli visto che la struttura chiuderà a settembre come comunicato pochi giorni fa, il primo aprile, con un fax alle famiglie.

Un comportamento “sbrigativo e burocratico” ha spiegato ai nostri microfoni Lorenzo Campioni, il presidente del Gruppo nazionale nidi d’infanzia (fondato da Loris Malaguzzi a Reggio Emilia nel 1980, attualmente ha sede presso l’Istituto Minguzzi di Bologna). Campioni spiega che per chiudere un nido serve “un preavviso di due anni” e suggerisce ai genitori che saranno a confronto con il Comune di chiedere che la chiusura venga spostata di un anno per permettere ai bimbi di chiudere il ciclo. Difficile che questo avvenga perchè il vice commissario Raffaele Ricciardi ha spiegato che l’ultima parola sarà quella dell’amministrazione.

E sui programmi dei candidati sindaco alle prossime amministrative Campioni fa questa riflessione: “c’è troppa sottovalutazione per i diritti dell’infanzia”.
http://radio.rcdc.it/...­

@ pasquale
perchè non organizzare un incontro col Sig. Lorenzo Campioni, il presidente del Gruppo nazionale nidi d’infanzia
(fondato da Loris Malaguzzi a Reggio Emilia nel 1980, attualmente ha sede presso l’Istituto Minguzzi di Bologna)?
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