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Alberto P
user 9968876
Bologna, BO
Post #: 418
Grazie Giulia ... il tuo contributo è molto utile

Avendo parlato col presentatore dell'odg, con il quale ho collaborato nei mesi scorsi per un altro odg specifico sulla qualità dei pasti, posso dire che lo scopo è quello di introdurre nell'amministrazione comunale il concetto di "pagare il servizio in base al consumo effettivo dei pasti, e non in modo forfettario"

Tra i fatti che hanno portato a questo odg i continui scioperi di Seribo e/o del personale che assiste ai pasti, che ha fatto sì che i genitori abbiano di fatto pagato anche i pasti non usufruiti!

Sul livello del servizio reso da Seribo le perplessità sono tante, ma vanno al di là di questo odg
A former member
Post #: 984
io non sono del quartiere s.stefano, ma l'argomento scuola mi interessa.

i ticket per i pasti non sono equi:
- hanno un costo fisso, non proporzionale al reddito, quindi non tengono conto delle situazioni individuali;
la riduzione delle quote non si limita ai 3000 euro di isee (pasti gratuiti), ma è crescente in base ai vari scaglioni.
inoltre ci sono anche gli sconti per chi ha più figli, per nuclei con disabili e genitore solo; tutte situazioni che non potrebbero essere considerate con un buono pasto omologato per tutti.
qui la tabella con le attuali tariffe:
http://www.comune.bol...­

- devono essere acquistati anticipatamente e "consegnati all'atto del servizio"; cosa facciamo mandiamo a scuola i bambini ogni giorno col loro buono pasto?

- hanno il rischio di escludere dal servizio chi non può permettersi i buoni pasto (e chi li dimentica a casa?)

senza entrare nel merito della qualità dei pasti, il servizio mensa con l'attuale metodo di pagamento ha i suoi pro:
- il comune può mantenere rette più basse (ci sono già casi - in provincia o nelle scuole private- di pagamento solo dei pasti consumati, ma il costo per pasto è mediamente più alto) e coprire in questo modo i costi fissi che sussistono, indipendentemente dal numero di pasti erogati

- il pasto a scuola è un momento educativo (molti genitori si sono battuti per poter mantenere le maestre anche durante i pasti), da non trasformare in "consegna" di un buono stile mensa aziendale;
per i bambini è condividere la stessa tavola, non semplicemente "stare a mensa".

in generale non trovo vantaggi per la comunità di un simile sistema di pagamento.
A former member
Post #: 985
"Dal ministero solo 26 insegnanti
In regione ne servirebbero 800"
La denuncia della Flc Cgil, che preannuncia un aumento della popolazione scolastica di 8500 unità. "Nessun docente di sostegno per gli alunni disabili"

Non sarebbero 300, come promesso dal ministero, ma soltanto 26 i posti in più in Emilia-Romagna nel comparto scuola a fronte di una popolazione scolastica che aumenta di ben 8500 unità: è la denuncia della Flc Cgil. "Dai dati pubblicati dall’Ufficio scolastico regionale, in Emilia-Romagna gli studenti aumenteranno nell'anno scolastico 2012/2013, di 8500 unità fino ad arrivare ad un totale di 525.575. Praticamente, l'incremento assorbe l'aumento nazionale che è complessivamente di 9000 studenti. Di fronte a questo aumento, il Ministero risponde assegnando per ogni ordine e grado di scuola della regione 26 posti in più rispetto allo scorso anno".

Il sindacato ricorda come il numero medio di alunni/docente, il numero medio degli alunni/classe, il numero di studenti per scuola in Emilia-Romagna superino già i parametri fissati per legge e la media nazionale: ragion per cui "lo scarto fra le risorse assegnate alla nostra regione e il fabbisogno correlato al numero di alunni, ha raggiunto limiti non più sopportabili in termini comparativi e di equità"

In aumento anche il numero degli studenti disabili, 392 in più (per un totale di 12300), ma non cresce il numero dei posti di sostegno; e dunque è in rialzo anche il rapporto alunni/posti di sostegno (3,82% contro il 3,70% attuale). "Si impone quindi una assegnazione di organico aggiuntivo, risorse fresche e adeguate per evitare ai dirigenti scolastici la difficile scelta: derogare dalle regole costituendo
classi pollaio , ignorando la sicurezza oppure applicare la circolare e non accogliere gli studenti". La FLC Emilia Romagna ha stimato in circa 800 posti aggiuntivi, la dotazione organica dei docenti per dare una minima risposta all'attivazione di classi in rapporto al numero degli studenti.
http://bologna.repubb...­
A former member
Post #: 986
Scuola dell’infanzia, Sel punta sulla fondazione

23 apr. – Domani la giunta Merola valuterà se una fondazione sia la soluzione efficace per risolvere il problema del finanziamento della scuola dell’infanzia. Oggi il presidente della commissione istruzione di palazzo d’Accursio, Mirco Pieralisi, interverrà in apertura di Consiglio difendendo la proposta di una fondazione che, aggirando i vincoli del patto di stabilità, possa dare risposta a due differenti esigenze: trovare posto alle centinaia di bambini in lista di attesa e stabilizzare gli insegnanti e i lavoratori precari che già lavorano nella scuola bolognese ma che non possono essere assunti.

Per Sel centrale dev’essere il no all’esternalizzazione del servizio, per questo i soci di questa fondazione devono essere rigorosamente pubblici. Pieralisi cita il caso di Modena dove, alla proposta del Comune di aprire ai privati la gestione delle scuole dell’infanzia, è nata una mobilitazione di genitori e insegnanti in difesa della ‘pubblicità’ della scuola che ha portato la giunta modenese a tornare sui propri passi.

Una volta fissati i ‘paletti‘ (no all’esternalizzazione, soci solo pubblici, controllo nelle mani del Comune, stabilizzazione degli attuali lavoratori precari), per Sel il “libro” è ancora tutto da scrivere, attraverso la concertazione tra amministrazione e sindacati, lavoratori e genitori. Perchè, come ricorda Pieralisi, “siamo il comune di Francesco Zanardi e Pietro Longhena, siamo il comune che istituì decine di scuole dell’infanzia negli anni della prima guerra mondiale, quello che anticipò il tempo pieno. Noi non siamo un governo tecnico – dice il presidente della commissione istruzione – noi siamo vivi e abbiamo una ragione sociale, morale e pedagogica”.

Sono 465 i bambini esclusi dalle scuole dell’infanzia comunali e 500, fra nidi e “materne”, le educatrici precarie che a settembre potrebbero non essere richiamate al lavoro.

Cauti i sindacati, che nei giorni scorsi hanno espresso perplessità diverse sull’ipotesi della fondazione. La Cgil chiede una soluzione totalmente pubblica. La Cisl chiede che il Comune non decida da solo.

Secondo il comitato Scuola e Costituzione, senza una soluzione che guardi oltre il prossimo anno scolastico, il problema dei posti in meno nelle scuole dell’infanzia è destinato a ripresentarsi, dato che lo stesso ufficio statistiche del Comune prevede nel prossimo decennio un aumento consistente della popolazione fra i 3 e i 5 anni.
http://radio.rcdc.it/...­
A former member
Post #: 987
Nasce la rete dei genitori dei bambini esclusi dalle scuole dell’infanzia

23 apr. – Ben venga la fondazione, purché sia pubblica e garantisca i valori della scuola pubblica, compreso il rispetto dei diritti dei lavoratori. E’ questa l’idea dei genitori dei bambini esclusi dalle scuole dell’infanzia che stanno costruendo una rete, per non accettare passivamente il risultato della graduatoria comunale. Oggi alle 15 saranno in Consiglio comunale a sostenere con cartelli le loro ragioni.

Non vogliono sentirsi «numeri in lista di attesa» i genitori dei 465 bambini che per ora non hanno trovato posto nelle scuole comunali dell’infanzia di Bologna. Per questo stanno cercando di conoscersi fra di loro e di decidere insieme come affrontare la situazione. Sono convinti che il problema sia ancora più grande di quanto è emerso finora, perché, oltre ai 465 posti ufficialmente non coperti, c’è anche un centinaio di domande arrivate oltre la scadenza del bando. A questo punto, secondo la rete dei genitori, che senso ha aprire le iscrizioni per gli anticipatari, cioè i nati dall’1 gennaio al 30 aprile 2010, che in teoria potrebbero passare alla scuola dell’infanzia saltando l’ultimo anno del nido?
http://radio.rcdc.it/...­
A former member
Post #: 22
Per Alberto,
ho guardato la tariffe agevolate postate da Federica e le trovo agevolazioni minime. In realtà, i genitori pagano il servizio fornito pienamente. Servizio scadente e per il quale ci mangiano in molti molto bene, tranne che i bimbi.

Ci ho riflettuto molto.

E non penso che il sistema dei ticket sia così negativo come detto da Federica.

Ci sono i contro è vero; io stessa li ho evidenziati. TRa cui quello di non applicare le esenzioni e le riduzioni di prezzo.

Ma c'è un grande pro. Il genitore può decidere di giorno in giorno se pagare la mensa ovvero fornire lui il pasto ai figli. Insomma, se a me non va bene che la Concerta prepari il pranzo a mio figlio mi organizzo in modo diverso.

Quindi, direi si ai ticket con la previsione che vengano disposti di taglio differente corrispondente alle cifre che ogni genitore deve pagare in base al suo reddito; come da indicazioni date da Federica.

Ci sarà un risparmio per i genitori che pagheranno solo il servizio usufruito. Poi i bimbi possono lasciare i tagliandi alle maestre o se in disponibilità in armadietti con lucchetto.

Per la fondazione... no ad alcuna fondazione comunale e solo un dispendio di soldi... basta società pubbliche o fondazioni
A former member
Post #: 988

Ma c'è un grande pro. Il genitore può decidere di giorno in giorno se pagare la mensa ovvero fornire lui il pasto ai figli. Insomma, se a me non va bene che la Concerta prepari il pranzo a mio figlio mi organizzo in modo diverso.

ciao giulia, forse non mi è chiaro come immagini tu questo progetto.
secondo me il servizio mensa non sarebbe sostenibile dal comune se la decisione di fruirne fosse presa di giorno in giorno. oltre al fatto, come ho già detto, che ci sono costo fissi, indipendentemente dal numero di pasti erogati, da ammortizzare con più adesioni, non è possibile pensare che i bambini possano portarsi il pranzo a scuola da casa o andare a casa solo per fruire del pasto per poi rientrare, senza una scelta di base, ma secondo come i genitori si svegliano la mattina.


Ci sarà un risparmio per i genitori che pagheranno solo il servizio usufruito. Poi i bimbi possono lasciare i tagliandi alle maestre o se in disponibilità in armadietti con lucchetto.

la refezione scolastica è un servizio per le scuole dell'infanzia e le primarie. stiamo parlando quindi di bambini dai 3 anni (a volte anche solo 2 anni) ai 10 anni: non sono in grado di gestire armadi con lucchetto e carnet di buoni. non perchè sono stupidi, ma sono ancora acerbi, impreparati a tali compiti.
anche pensando di lasciare il carnet alle maestre, che hanno già abbastanza da fare, sarebbe di difficile gestione, perchè non c'è ogni giorno la stessa maestra nell'ora del pranzo e, in alcuni casi, nel momento del pasto, non ci sono maestre ma educatrici di cooperative.

il progetto dei ticket pasto mi sembra che parta dal presupposto che il comune è più una società esattrice che un erogatore di servizi alla comunità, con tutti i pro e i contro che ciò comporta; trascura le differenze delle situazioni reddituali e familiari e non affronta le difficoltà di una eventuale realizzazione.
A former member
Post #: 990
La strada di Modena verso la fondazione per le materne

24 apr. – Mentre a Bologna la discussione su una futura fondazione per la gestione delle scuole materne comunali è appena iniziata a Modena il percorso è molto più avanzato. Pur partendo da un presupposto simile, il bisogno di aggirare il patto di stabilità per assumere personale a Modena si è deciso che la fondazione di partecipazione sarà totalmente pubblica. A Bologna questo paletto finora è stato messo da Sel, partito all’interno della maggioranza che amministra la città. Per il consigliere comunale Mirco Pieralisi è quella di Modena la strada da percorrere. L’assessore Marilena Pillati proprio ieri in consiglio comunale ha invitato a non frapporre steccati nella discussione. Ma a Modena c’è un’altra differenza rispetto a Bologna, le scuole gestite direttamente dal Comune rappresentano solo il 35% del servizio e sarebbe su queste che agirebbe la futura fondazione di partecipazione.

Nell’intervista realizzata da Lucia Manassi all’interno di AngoloB l’assessore all’istruzione di Modena Adriana Querzè spiega il percorso in atto e evidenzia un altro nodo da sciogliere, quello dei contratti del personale che verrà assunto: “Non è stato ancora deciso ma dovrà essere il più vicino possibile a quello attuale” ha auspicato l’assessore.
http://radio.rcdc.it/...­
Alberto P
user 9968876
Bologna, BO
Post #: 419
i ticket per i pasti non sono equi:
- hanno un costo fisso, non proporzionale al reddito, quindi non tengono conto delle situazioni individuali;
la riduzione delle quote non si limita ai 3000 euro di isee (pasti gratuiti), ma è crescente in base ai vari scaglioni.
inoltre ci sono anche gli sconti per chi ha più figli, per nuclei con disabili e genitore solo; tutte situazioni che non potrebbero essere considerate con un buono pasto omologato per tutti.
Io pensavo ad un sistema in cui il prezzo variasse in base al reddito
Ad esempio Vergato ha una quota fissa ed un costo a pasto, entrambi variabili:
QUI

- devono essere acquistati anticipatamente e "consegnati all'atto del servizio"; cosa facciamo mandiamo a scuola i bambini ogni giorno col loro buono pasto?
- hanno il rischio di escludere dal servizio chi non può permettersi i buoni pasto (e chi li dimentica a casa?)
A Padova hanno i ticket elettronici
Per la scuola dell'infanzia in genere non usano i ticket perchè i bambini sono troppo piccoli, come dici tu
Dove ci sono ancora i ticket cartacei, come Vergato, raccontano che chi si dimentica il ticket se lo fa prestare da un altro bambino (tipo figurine) e ai bambini il sistema sembra piacere

senza entrare nel merito della qualità dei pasti, il servizio mensa con l'attuale metodo di pagamento ha i suoi pro:
- il comune può mantenere rette più basse (ci sono già casi - in provincia o nelle scuole private- di pagamento solo dei pasti consumati, ma il costo per pasto è mediamente più alto) e coprire in questo modo i costi fissi che sussistono, indipendentemente dal numero di pasti erogati
- il pasto a scuola è un momento educativo (molti genitori si sono battuti per poter mantenere le maestre anche durante i pasti), da non trasformare in "consegna" di un buono stile mensa aziendale;
per i bambini è condividere la stessa tavola, non semplicemente "stare a mensa".
in generale non trovo vantaggi per la comunità di un simile sistema di pagamento.
Sul fatto che il costo pasto è più alto, potrà forse essere vero ma se tieni conto che paghi solo quando il bimbo è presente, escludendo quando non può andare a scuola per vari motivi, il conto torna a pareggiarsi
Sul fatto che il pasto a scuola sia educativo, concordo al 100%. La mia esperienza indiretta è che la mensa è educativa se fanno assistenza gli insegnanti, mentre NON lo è se fanno assistenza le varie cooperative

Nel complesso, non vedo negativamente il concetto di pagare per il servizio effettivamente reso, consapevole che neppure stravolgerebbe in meglio la situazione
L'odg vuole proprio stimolare nell'amministrazione comunale la discussione, proprio così come è avvenuto qui sul meetup ... e già discuterne è positivo!
A former member
Post #: 992

A Padova hanno i ticket elettronici

a quanto pare anche a granarolo:
http://www.comune.gra...­

potresti informarti su come è stato accolto il servizio o su eventuali disservizi.
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